Il Venezuela saluta il suo Chavez

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La lotta di Hugo Chavez è terminata il 7 marzo 2013. La malattia ha sconfitto il suo corpo ma non la sua anima, che alberga nei cuori del “pueblo” venezuelano (almeno di una parte di esso), ne le sue idee che in parte orientano i comportamenti di alcuni leader sudamericani e del resto del mondo.

Chavez ha lasciato molte cose ai venezuelani, in primis il “chavismo”, un insieme di idee e programmi che mischia socialismo, nazionalismo, bolivarismo, anti-imperialismo. Il suo programma parte proprio da questo groviglio di ideologie che, attraverso lo sfruttamento “sociale” di quella che è la maggiore fonte di ricchezza di un paese seduto sul secondo giacimento petrolifero del mondo, restituisce ad un popolo tormentato da una profonda crisi economica e da una diffusa povertà la speranza che qualcosa sia cambiato, che si possa attuare un progetto politico e sociale diverso e che uno di loro sia andato al potere per combattere la povertà, la disuguaglianza e l’esclusione sociale. Le immense risorse finanziarie a disposizione e l’enorme consenso che i venezuelani gli aveva accordato hanno consentito a Chavez di poter disporre di un potere enorme e di poter fare qualsiasi tipo di cambiamento o riforma, la sensazione è che alcune cose sono state fatte ma molto si poteva ancora fare.

Il Venezuela ora è orfano del suo padre della patria, piange questa personaggio assai controverso, dotato di un forte carisma e di una ingombrante personalità, oggetto in base ai casi, o di profonda ammirazione o di profondo odio.

La storia porrà Hugo Chavez nell’olimpo dei leader sudamericani/latinoamericani (Fidel Castro, Che Guevara, Simon Bolivar), mentre altri leader carismatici come Evo Morales (presidente boliviano dei cocaleros) e Josè Mujica (il presidente uruguayano con lo stipendio di € 1.000/mese) sono chiamati al banco di prova del vero cambiamento.

Gianluca Migliozzi