L'Editoriale

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Cara Italia, manchi solo tu!

“Il minimo che dobbiamo dare all’Italia in termini di modernità e per uscire dal Medio Evo è dare un riconoscimento alle coppie etero e omosessuali, fare una legge contro la violenza omofoba, sulla quale il silenzio della Chiesa è abbastanza inquietante”.
Ecco cosa diceva Nichi Vendola in una sua recente intervista  riguardo i matrimoni e il riconoscimento alle adozioni da parte delle coppie gay.
Tutto questo è diventato legge in Francia seguendo le tracce di altri paesi come la Spagna, il Belgio, l’Olanda, tra poco anche l’Inghilterra, in attesa dell’approvazione definitiva dalla Camera dei Lord.

Basta dare un’occhiata alla cartina dell’Europa per rendersi conto che in materia di diritti civili l’Italia rimane la grande assente, del resto era stato cosi anche per le leggi sul divorzio e sull’aborto, arrivate da noi decenni più tardi rispetto ad altri paesi occidentali.

Persino i paesi più conservatori e sovversivi come la Croazia o la Slovenia, hanno regolamentato le unioni tra omosessuali come “unioni di fatto”, non sarà matrimonio, ma almeno se in Croazia dopo tanto tempo in cui due persone hanno convissuto, malauguratamente uno dei due muore, l’altro ha gli stessi diritti di una persona sposata, matrimonio o no. In poche parole una legge simile ai famigerati e mai apporvati Dico o Pacs contro cui nel 2007 la Chiesa mobilitò un Family Day a cui parteciparono numerose cariche politiche pluridivorziate. Il tempo ci ha poi detto che il divorzio era l’offesa minore che potessero fare alla famiglia, quando si dice “coerenza”…

Ciò che veramente non si riesce a capire, è cosa ci sia ancora da chiedere a riguardo nel 2013, un’epoca in cui intere popolazioni partecipano ai gay pride, l’amore omosessuale si celebra nelle più svariate forme culturali, da musica a libri, un’epoca in cui per fortuna vedere due uomini o due donne mano nella mano non fa più scalpore.

Piùttosto fanno sorridere (o ridere) i pochi che ne restano scandalizzati, incapaci probabilmente di andare avanti e guardare al futuro. Certo ognuno è libero di pensare ciò che vuole, il concetto di fondo però è che quello che é un pensiero personale, non dovrebbe influenzare le scelte altrui.

Facile rifugiarsi dietro la scusa che la Chiesa in Italia riveste un ruolo molto influente per cui non si riesce a fare alcuna legge che allarghi il concetto di famiglia, la verità è che questo è uno dei casi in cui il popolo ha maggiore consapevolezza della sua classe dirigente, che resta dietro l’angolo e ha paura di esporsi sull’argomento.

Se l’articolo 3 della Costituzione, forse il più bello, afferma che “Tutti i cittadini italiani hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, razzo, lingua e religione. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”, parole scritte da uomini brillanti e certamente lungimiranti, perché ci si ostina ad impedire questo diritto?

Dorotea De Vito