Saviano torna in libreria con un viaggio nel mondo del narcotraffico

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Zero Zero Zero, come la qualità di farina più pura, quella che si usa per fare i dolci più buoni, quella bianco puro, il cui odore ti porta con la mente a mattinate soleggiate e a ricordi d’infanzia, magari quando in cucina preparavi i dolci con la mamma.

Zero Zero Zero è la farina più pura, per Roberto Saviano questa farina si cela in realtà sotto un nome diverso, “cocaina”, e non porta la mente a ricordi d’infanzia, non ha l’odore del pane appena sfornato, ma piuttosto ha l’odore di morte e sangue.

Quello che colpisce in primo luogo del nuovo attesissimo romanzo di Saviano, è quanto l’impatto del narcotraffico possa essere cosi devastante, quanto qualcosa che ha origini in una terra cosi lontana da noi, quella del Messico, sia in realtà così vicina.

Ne è la prova lo strabiliante primo capitolo di questo libro, dall’impatto molto forte, che potrebbe essere in sostanza il sunto di tutto il libro: se mentalmente fai un elenco di tutte le persone che conosci, o con le quali sei semplicemente in contatto, e pensi che nessuno di loro faccia uso di cocaina, allora le alternative sono due, o stai mentendo, o chi ne fa uso sei tu.

Quello che emerge da Zero Zero Zero è un mondo parallelo che può irrompere nella vita quotidiana di tutti quando e come vuole. Magari mentre sei con gli amici in discoteca, a goderti una serata, e nel bel mezzo della pista tra milioni di piedi danzanti vengono rovesciate teste di cadaveri, atto volto ad affermare la presenza di un cartello che rivendica il proprio territorio.

Come Gomorra, Saviano ha come obiettivo la conoscenza, rendere le persone consapevoli di ciò che accade proprio sotto i nostri occhi, con lo stesso principio di sempre per cui con la conoscenza e informazione, tutto si può combattere e col tempo sconfiggere.

Come lui stesso ha affermato durante la puntata di Che tempo che fa, in cui stavolta è andato non come co-conduttore ma in veste di ospite, “Se anche una sola persona dopo aver letto il libro penserà che sono cose lontane da noi, che il Messico è a migliaia di km di distanza e quel che succede lì non ci riguarda, allora avrò fallito”.

Ciò che in secondo luogo colpisce del libro, a voler abbandonare tutte le riflessioni che scaturiscono in maniera del tutto naturale dal contenuto, è la forma. Più stilistica e romanzata rispetto a Gomorra che aveva invece più il tono di un’inchiesta giornalistica che di un romanzo. Questa volta Saviano ha messo su carta la capacità acquisita nel corso delle puntate televisive, di raccontare i fatti facendoli vivere in prima persona a chi ascolta o, in questo caso a chi legge.

Ogni lettore troverà qualcosa di diverso nel libro, riconoscerà storie già sentite anche solo per caso, si avvicinerà alle vicende di personaggi come Kiki, infiltrato della DEA che prima diventa uomo di fiducia di un boss del narcotraffico, e poi viene tradito dai suoi stessi colleghi e ucciso in maniera atroce.

Un libro molto atteso, che non delude affatto le aspettative.

 

Dorotea De Vito