Femminicidio, una petizione per fermarlo

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Luciana Littizzetto a Sanremo l’ha ricordato con il suo solito savoir faire, o meglio, “savoir parler” , ironico e profondo: in Italia in media ogni due giorni un uomo uccide una donna, magari la propria compagna o figlia, perché non la considera come una persona ma una proprietà. E queste donne, come ci ricorda la nostra Luciana, sono vittime due volte, perché vittime di una violenza fisica e morale. Sono donne che amano troppo, sono come quelle donne raccontate nel famosissimo libro di Robin Norwood, che pensano sia tutto dovuto all’amore, spesso sono convinte di meritarsi quelle atrocità perché sono loro ad aver sbagliato. “Se avessi messo un pantalone anziché una gonna, se non avessi rivolto mai parola a tizio o non conservassi la foto di caio”, questi pensieri fanno credere a buona parte di queste donne che il problema siano loro, e che possono cambiare per amore. Ma sempre la nostra Luciana ci ricorda che l’amore con gli schiaffi c’entra poco e niente, « come la libertà con la galera », che per amore non si cambia, perché il principio di base è che ci si ama per quello che si è, punto. C’è poi un’altra parte di donne che invece viene maltrattata o uccisa pur avendo lottato contro questa violenza con tutte le sue forze, pur avendo una vita felice, persa per un breve attimo di delirio di onnipotenza di un uomo, magari uno sconosciuto. Più volte le Nazioni Unite hanno rimproverato il nostro paese per non essere abbastanza attento al tema del femminicidio, per non aver attuato una legge adeguata che tuteli le donne vittime di violenza. L’associazione “se non ora quando” ha quindi lanciato un appello, la petizione “Mai più complici”, per smuovere le coscienze dei cittadini e trovare insieme un modo per fermare questo increscioso fenomeno, perché un paese che permette che si ammazzino le donne, è un paese lontano anni luce dalla civiltà. Per firmare la petizione: www.petizionepubblica.it