L'Editoriale- Riaprire le porte alla speranza

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La vita non si chiede quando e come gli eventi possano conciliarsi tra loro.

Ti sbatte in faccia tutto; il bello ed il brutto, la speranza e l’angoscia.

E così, mentre erano ancora vive nello sguardo di ciascuno le immagini del rogo della Città

della Scienza di Napoli, quelle sui mille misteri di un’Italia annichilita dalla crisi economica internazionale ed intristita dalla paura di un futuro che appare sempre più incerto, indefinito,

persino peggio del presente, dal comignolo di piazza San Pietro è uscita la fumata bianca.

La Chiesa si affida ed affida il mondo ad un Papa venuto “dalla fine del mondo”. Un Papa che con quel suo emozionato “buonasera” alla folla di piazza di San Pietro non solo ha accorciato le distanza ma ha quasi teso la mano, come per dire, “andiamo, seguitemi, non abbiate paura”.

E la memoria di molti è andata ad un’altra sera di 35 anni fa quando da lontano venne un

altro Papa, un uomo possente, dallo sguardo fiero, dall’italiano incerto ma che seppe immediatamente aprire il cuore anche a chi era distante dalla Chiesa.

Come dimenticare quel suo “se sbaglio mi corrigerete” con l’emozione che saliva quasi materialmente da una piazza che era rimasta interdetta nel sentire che il nuovo Vescovo di

Roma sarebbe stato uno straniero. Il primo dopo secoli. Sembra un altro pianeta, sicuramente

è un’altra vita.

Da allora è accaduto tutto, sono stati abbattuti muri ed un mondo si è sbriciolato tra le

guerre dei Balcani e la forza di uomini come Gorbaciov, Walesa e tutti con una guida sicura

ed inattesa: Giovanni Paolo II.

Oggi, forse, ed è stata questa la grande intuizione di papa Benedetto XVI, i tempi sono tanto

amari da richiedere la forza di un Pontefice più giovane, dall’esperienza forte al fianco dei

poveri, che sa parlare e fa parlare gli ultimi.

Gli ultimi che ha citato anche il nuovo presidente della Camera Laura Boldrini, che ha ricordato

la necessità di dare «gli strumenti a chi ha perso il lavoro, a chi non l’ha mai trovato, agli esodati», parlando della necessità di un cambiamento che gli italiani e i giovani

in particolar modo chiedono, per rendere l’Italia un paese migliore, un paese

che può essere definito civile perché lotta per le donne che subiscono «violenze travestite da amore».

La speranza è che attraverso le pagine di questo giornale si possa contribuire a questo

cambiamento, lo stesso manifestato dalle migliaia di persone che il 10 marzo in un corteo colorato

da centinaia di palloncini bianchi , striscioni e volti sporcati col carbone, hanno

sfilato per le strade di Bagnoli per riprendersi la “ Città della scienza”, per riprendersi la propria città.