Brucia Città della Scienza, ma si riparte da qui

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Resta solo uno scheletro vuoto di quella che un tempo era Città della Scienza, centro d’eccellenza in Italia, rappresentava il simbolo di “Bagnoli Futura”, il progetto di rilancio del quartiere napoletano. Erano le ore 21 di lunedi 4 marzo quando dei cittadini hanno avvistato le prime fiamme, alte oltre 100 metri, lungo via Coroglio, e hanno quindi avvertito i vigili del fuoco, rimasti sul posto fino a notte inoltrata cercando invano di contenere i danni. Sono stati distrutti ben quattro padiglioni della struttura che all’interno ospitava macchinari ad alta tecnologia per la realizzazione di esperimenti scientifici e dimostrazioni pratiche allo scopo di far conoscere dal vivo le applicazioni della scienza a migliaia di studenti di ogni provenienza. Ideata da Vittorio Silvestrini, presidente della Fondazione Idis, la struttura ospitava uno “science center”, un planetario, un centro congressi, uno di alta formazione e uno dedicato a mostre d’arte. Ogni anno il centro era visitato da circa 350mila persone, dai bambini ai ragazzi. Quello che rende più inquietante il quadro della situazione è che sembra essersi confermata l’ipotesi del dolo che getta l’ennesima luce sinistra su di una città alla quale sembra essere negato ogni possibile orizzonte di riscatto e rinascita. Le ipotesi azzardate sui motivi che avrebbero spinto ad un gesto cosi sconsiderato sono varie, ma in pole position al momento sembra essercene una: in molti hanno infatti cinicamente azzardato che con la cultura è difficile arricchirsi, mentre è l’edilizia che fabbrica soldi. Bagnoli sorge ai piedi di Nisida, “l’ isola che non c’è” descritta da Bennato nella sua canzone, fatta di una natura incontaminata che neppure il vecchio Italsider era riuscito a scalfire. E’ facile quindi pensare che a qualcuno l’idea di far sorgere un bel palazzo con vista sul mare abbia fatto gola, come denuncia del resto anche Roberto Saviano dalla sua pagina facebook. Un fatto che se dovesse avverarsi, segnerebbe la sconfitta definitiva per la città di Napoli, che dimostrerebbe quindi di essere incapace di uscire dal grigiore in cui è costretta da tempo, schiacciata da anni di cattiva amministrazione e dalla camorra. Ma se c’è un aspetto che la storia del Sud ci ha insegnato è che non c’è nessun limite né di tempo né di durata alla buona volontà degli uomini, al loro slancio vitale, alla voglia di ripartire rimboccandosi le maniche. Tantissime le iniziative che sono partite a poche ore di distanza dal disastro, per raccogliere i fonti e ricostruire il centro. Domenica 10 marzo centinaia di persone hanno sfilato in una manifestazione di Bagnoli per testimoniare la loro perseveranza e la voglia di riprendersi ciò che era della città, sono stati attivati numeri solidali a cui inviare sms per la rac-colta dei fondi, e le iniziative arrivano anche dal mondo dello sport. Fabio Cannavaro, campione che ha vinto tutto quello che un calciatore può sognarsi di vincere, ha deciso di giocare finalmente quella partita di addio al calcio che un anno e mezzo fa, quando si é ritirato dalle scene (o meglio dai campi), aveva deciso di non disputare. Il campione napoletano ha convocato tutti i grandi con cui ha giocato nel corso della sua carriera, come Zidane, Ronaldo e Del Piero. Il sindaco De Magistris ha dato piena disponibilità nell’organizzazione, e se anche solo il 10% degli amici-campioni contattati da Cannavaro accetteranno, il successo della partita sarà garantito e si potrà raggiungere un primo traguardo per la nuova Città della Scienza. Brucia città della scienza, ma si riparte da qui.