Una legge elettorale pensata per l’ingovernabilità

Politica

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Il 4 marzo è la data scelta per le prossime elezioni politiche. Gli italiani andranno al voto con il “Rosatellum bis” (dal nome di Ettore Rosato, capogruppo del Partito Democratico alla Camera). Si tratta di una legge elettorale che difficilmente consentirà di formare un governo  senza passare da accordi tra i partiti dopo le urne. 

Il “Rosatellum bis” introduce un sistema misto proporzionale e maggioritario. Circa un terzo dei seggi tra Camera e Senato sarà eletto in scontri diretti nei collegi uninominali, e i restanti due terzi saranno eletti con sistema proporzionale. Alla Camera sono previsti 232 collegi uninominali, gli altri 386 seggi sono assegnati con il proporzionale a cui vanno aggiunti gli altri 12 seggi nelle circoscrizioni estere. Al Senato i collegi uninominali sono 102 e 207 i plurinominali oltre ai sei seggi degli eletti all’estero. È quindi una sorta di “Mattarellum” a rovescio. Nella legge con cui si votò nel 1994, 1996 e 2001 era la quota maggioritaria a prevalere su quella proporzionale.

COME SI VOTA

Nella cabina elettorale troveremo una scheda unica. Il nome del candidato nel collegio è affiancato dai simboli dei partiti che lo sostengono. Non è consentito il voto disgiunto.

Per ottenere seggi i partiti dovranno superare la soglia del 3%. Per le coalizioni, invece, si dovrà andare oltre il 10% a livello nazionale sia alla Camera che al Senato. E’ prevista (anzi incentivato), infatti, la possibilità di coalizzarsi. Non sono necessari un programma e candidati comuni. I voti delle liste collegate che non raggiungono il 3%, ma superano l’1%, vanno assegnati alla coalizione. Un aspetto che porta alla nascita di una giungla partitini-cespugli riconducibili a personaggi politici in grado di ottenere un numero significativo di consensi magari insufficienti per lo sbarco in Parlamento ma ottimi per assicurarsi seggi sicuri grazi all’apparentamento con i partiti maggiori.

Anche il “Rosatellum bis” consente le pluricandidature. Fino a un massimo di 5 nei listini proporzionali. Un candidato dell’uninominale può anche candidarsi, sempre per un massimo di 5, nel proporzionale. Nella composizione delle liste i partiti dovranno tenere conto dell’obbligo di alternanza di genere nei listini bloccati. A livello nazionale ogni partito non potrà avere capilista dello stesso sesso in una quota superiore al 50%.

CHI FAVORISCE E CHI PENALIZZA IL “ROSATELLUM BIS”

E’ un sistema di voto che incentiva le coalizioni alla Camera e che garantisce ai grandi partiti (Partito Democratico, Forza Italia, Lega) di vincere nei collegi uninominali contro chi non va in coalizione. Un aspetto del “Rosatellum bis” che penalizza il Movimento 5 Stelle che sconta l’incapacità di costruire una classe politica radicata sul territorio in grado di primeggiare nel “corpo a corpo” nell’uninominale con politici dal grande consenso localizzato nei singoli collegi. Va contro il movimento di Beppe Grillo anche l’effetto “ingrassamento” dei risultati dei partiti coalizzati che sottrae seggi a chi non forma coalizioni.

PRO E CONTRO

Sicuramente questo sistema di voto uniforma come mai fino ad ora i sistemi elettorali di Camera e Senato. Il difetto più evidente è certamente quello delle candidature multiple. Anche se un candidato dovesse essere sconfitto nel suo collegio, potrebbe comunque risultare eletto in una delle 5 circoscrizioni proporzionali. Resta poi la criticità più vistosa. L’attuale sistema tripolare dei partiti, combinato con questo sistema di voto, quasi certamente porterà a uno scenario in cui nessuna coalizione otterrà la maggioranza assoluta. Scenario che apre la lotteria delle alleanze post voto.

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