Iran: il dopo Raisi. Chi deterrà il potere e come funziona

La morte del presidente iraniano, Ebrahim Raisi ha creato non pochi dubbi. In molti si sono domandati su chi prenderà il suo posto e quando.

Ma la Guida Suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, che ha l’ultima parola su tutte le questioni di Stato lo ha ripetuto più volte: “Non ci sarà alcun vuoto di potere”.

Il vicepresidente dell’Iran, Mohammad Mokhber, il primo nella linea di potere dopo il presidente Ebrahim Raisi, ha già ricevuto la carica ad interim.

Secondo la costituzione iraniana l’articolo 131 chiarisce cosa fare in situazioni emergenziali: “In caso di morte o incapacità del presidente, come in questo caso, il primo vicepresidente subentra e assume le funzioni di presidente fino allo svolgimento delle elezioni entro un periodo massimo di 50 giorni”.

Ma non è tutto.

Khamenei può, in alternativa, decidere di chiedere al consiglio di nominare un successore senza ricorrere alle urne per evitare una fase di transizione in un periodo complesso come quello attuale, segnato dalla guerra tra Israele e Hamas.

In quest’ultimo caso, buona parte degli analisti punta su Ghalibaf, ex sindaco di Teheran ed ex generale dei Guardiani della Rivoluzione, una figura sopravvissuta a tutte le purghe di Khamenei e che da tempo aspira alla presidenza.

Anche l’attuale capo della magistratura, Gholam-Hossein Mohseni-Ejei, figura che viene nominata personalmente da Khamenei senza convalida del Parlamento, potrebbe pero’ avere qualche chance. Raisi è stato eletto presidente nel 2021 e le prossime elezioni sono, al momento, previste nel 2025.

Nel frattempo nel mondo musulmano e di quella cordata di Paesi per qualche motivo avversa all’Occidente, è un tripudio di solidarietà e offerte di aiuto.

La prima reazione ad arrivare è stata quella dell’Azerbaigian, dove il capo di Stato si era recato a inaugurare una diga.
“Dopo aver salutato amichevolmente il presidente della Repubblica Islamica dell’Iran – ha scritto il presidente azero, Ilham Aliyev su X – siamo rimasti profondamente turbati dalla notizia dell’atterraggio di fortuna in Iran di un elicottero con a bordo i vertici della delegazione. Tutte le nostre preghiere sono per il presidente Ebrahim Raisi”.
Aliyev ha più di un motivo per mostrarsi sinceramente dispiaciuto. L’Azerbaigian è in pessimi rapporti con l’Iran perché acquista materiale bellico da Israele e questo viaggio doveva essere l’occasione per avviare una distensione delle relazioni.

Gli Stati Uniti hanno dichiarato di “seguire con attenzione gli aggiornamenti sul possibile atterraggio di emergenza dell’elicottero che trasportava il presidente iraniano e il ministro degli esteri” e che il presidente Biden “è stato informato della situazione”.

La Russia ha espresso “preoccupazione” per l’incidente di cui Raisi è stato vittima e “vicinanza” al popolo iraniano, dichiarando di essere pronta a mettere a disposizione tutti i mezzi necessari per i soccorsi.

Un messaggio analogo è arrivato dalla Turchia, che con l’Iran è in ottimi rapporti commerciali e con il quale condivide la posizione su Hamas e Israele. Per Ankara ha parlato prima il ministro degli Esteri e poi il presidente Recep Erdogan, che ha dichiarato di “seguire con tristezza gli aggiornamenti sull’incidente”, definendo quello iraniano un “popolo fratello”.

In tutto il Medio Oriente, e più in generale nel mondo islamico, sono comparse reazioni di solidarietà e offerte di aiuto.

La più significativa è sicuramente quella dell’Arabia Saudita, non solo per l’importanza di Riad sullo scacchiere regionale, ma anche perché fra le due nazioni non corre buon sangue a causa della diversa appartenenza all’Islam: sciita l’Iran, sunnita l’Arabia Saudita. Da Riad hanno fatto sapere che “sono pronti a mettere a disposizione di Teheran tutto quello che può servire per reperire il velivolo e aiutare i soccorsi”.

L’Iraq ha messo immediatamente a disposizione la Mezzaluna Rossa per aiutare nei soccorsi.

Il primo ministro indiano, Narendra Modi, ha espresso “profonda preoccupazione” per le notizie relative all’incidente. “Siamo solidali con il popolo iraniano in questo momento di angoscia e preghiamo per il benessere del presidente e del suo entourage” ha dichiarato. Shehbaz Sharif, il primo ministro pakistano.

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