Gaza: la resa di Hamas e la pace targata Donald Trump. Tra ipotesi e verità

sabato, 4 Ottobre 2025
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Arriva come un tuono deciso in un cielo che più che sereno è ormai dilaniato da guerra ed esplosivo e si infittisce di mistero tra negoziati che non vanno in porto e tregue saltate. Certo è che nella serata di ieri dopo l’annuncio della resa da parte di Hamas al piano Usa, Donald Trump in un coupe de theatre singolare dallo studio ovale ha ordinato ad Israele di cessare i bombardamenti sulla Striscia di Gaza. Ma andiamo per gradi e vediamo le fasi di questo tanto atteso cessate il fuoco. L’ok al piano Trump è parziale nel senso che i guerriglieri di Hamas hanno dichiarato di aver accettato alcuni elementi del piano per porre fine alla guerra che dura da quasi due anni e di esser pronti a restituire tutti gli ostaggi rimasti, catturati nell’attacco del 7 ottobre 2023 ma a determinate condizioni frutto di consultazioni tra le autorità palestinesi. Una resa che aspettavano in molti, primo tra tutti il popolo gazawi martoriato da fame e carestia e anche se, prematuro per dirlo, stavolta siamo arrivati come da copione alla fase finale e all’ultimo capitolo di un libro ormai pieno di pagine di sangue. “Siamo pronti per una  pace duratura” – scrive Trump sul suo social Truth –  “Israele deve cessare immediatamente i bombardamenti su Gaza così da poter liberare gli ostaggi in modo sicuro e rapido, in questo momento è troppo pericoloso farlo. Stiamo già discutendo i dettagli da definire”. Un’ora prima Hamas dichiara la parziale accettazione del piano Trump tra cui la rinuncia al potere e il rilascio di tutti gli ostaggi. Una dichiarazione arrivata poche ore dopo la minaccia da parte Usa di un attacco militare ancora più violento. In tutta questa azione l’unico rimasto silente è Israele che tace trincerato nel week end di celebrazioni per lo Sabbath ebraico.Durante la notte le esplosioni su Gaza City erano ancora presenti e gli ultimi fuochi si sono cominciati a spegnere verso l’alba provocando diverse vittime tra cui anche bambini. Che sia giunta ora la fine effettiva delle ostilità? Staremo a vedere. Altro nodo complesso i quasi 500 attivisti di Flotilla fermi nelle carceri israeliane e in attesa di eventuale rilascio per essere entrati illegalmente nelle acque a largo di Gaza e aver forzato il blocco navale imposto da Israele. Giallo sulle loro condizioni, interpellato più volte il Mossad. 

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