La salva o la compra? Mentre in Europa si comincia a fare la fila fuori dalle farmacie per il nuovo oggetto del desiderio sanitario – una volta erano le mascherine FFP3, adesso sono le compresse di iodio che ci salveranno, come no, da un olocausto nucleare – in Cina cominciano a fare due conti sulla sbroccata di Putin contro l’Occidente e concludono che una mano alla Russia la si può dare. Se questa è disposta a vendersi tutta intera a Pechino, s’intende.
Difficile interpretare altrimenti la notizia diffusa dall’agenzia Bloomberg secondo la quale la Cina starebbe valutando l’acquisto o l’aumento di partecipazioni in società russe di energia e materie prime, come il gigante del gas Gazprom e la UC Rusal, il maggior produttore mondiale di alluminio. Società che rischiano di fallire da un giorno all’altro a causa dell’accesso sempre più difficile, quando non impossibile, ai mercati occidentali.
Veicolo delle acquisizioni sarebbero le grandi aziende statali che operano nei settori petrolchimico e metallurgico, la China National Petroleum e la China Minmetals, che sarebbero in grado, una volta preso il controllo delle società russe a prezzi stracciati, di convogliare i prodotti russi oltre il confine cinese, permettendo a Pechino di rifornirsi di materiali e fonti di energia fondamentali per le sue industrie non vogliamo dire gratis ma poco ci manca.
È vero che il rafforzamento dei rapporti commerciali tra i due paesi è stato avviato da tempo, probabilmente anche in preparazione della guerra e del conseguente allontanamento dall’Occidente. Negli ultimi cinque anni la Cina ha raddoppiato gli acquisti di prodotti energetici russi, raggiungendo i 60 miliardi di dollari, mentre il gasdotto Power of Siberia ha iniziato a inviare gas in Cina nel 2019 e Gazprom era già in trattative con la Cina per un altro gasdotto che potrebbe a questo punto pompare dai giacimenti di gas che finora hanno rifornito l’Europa.
Ma la Cina non ha alcun interesse ad affrettarsi; sapendo che l’Occidente è ormai fuori dai giochi, le conviene aspettare che la Russia vada in default (non manca molto) e Putin si ritrovi con l’acqua alla gola per acquistare al miglior prezzo possibile.
La prospettiva non rallegra gli Stati Uniti, che oggi per bocca della Segretaria al Commercio Gina Raimondo ha ammonito che “Se la Cina, come ogni altro Paese, non rispetterà le sanzioni imposte dagli Stati Uniti sulle esportazioni verso la Russia pagherà un prezzo alto”. Ovvero si ritroverà “senza più accesso ad apparecchiature e software americani ed europei necessari a produrre semiconduttori”, fondamentali per l’industria locale. I mandarini di Xi non hanno tardato a rispondere spiegando – attraverso il portavoce del ministero degli Esteri Zhao Lijian – che se Washington tenterà di danneggiare “i diritti e gli interessi legittimi della Cina” questa darà una risposta “risoluta e decisa”.
Insomma, se sul campo di battaglia la Russia è ancora protagonista, sugli altrettanti spietati mercati finanziari sembra già una preda contesa e destinata a essere, con ogni probabilità, assorbita dalla Cina, vero antagonista dell’Occidente nei prossimi decenni. Con Mosca nella parte dello junior partner che, per allontanare la risibile minaccia della Nato, è finita dritta nelle fauci del Dragone.



