Senza il gas russo per l’Europa è dura, ma senza i soldi dell’Europa Putin è finito

mercoledì, 23 Marzo 2022
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  1. Ma l’arma definitiva della UE contro Putin non doveva essere l’esclusione delle banche russe dal sistema SWIFT? A quanto pare no, visto che in preparazione del Consiglio europeo di giovedì negli ambienti diplomatici di Bruxelles si è cominciato a parlare di un’altra arma, “più definitiva”, ovvero il blocco dell’acquisto di gas e petrolio di Mosca, riducendo in questo modo al lumicino le entrate del regime.

Sul tema, tanto per cambiare, non c’è unità di vedute. Se i paesi dell’Est – i più preoccupati dalla pressione russa verso i “suoi” vecchi territori – sono prontissimi a chiudere i rubinetti, con il ministro degli Esteri lituano Gabrielius Landsbergis che ha parlato di petrolio russo “facilmente rimpiazzabile grazie alle infrastrutture e alla diversificazione dei fornitori”, paesi come la Germania e l’Olanda sono molto più prudenti. La ministra degli esteri tedesca Annalena Baerbock è stata quasi brutale nella sua sincerità: “Se potessimo fermare le importazioni di petrolio lo faremmo subito”, ma la Germania “importa molto petrolio dalla Russia e come noi altri paesi dell’Ue. Ecco perché è importante che parliamo tra noi, capire come possiamo ridurre questa dipendenza”. Non una porta chiusa insomma, ma un ennesimo prendere tempo che è una vera salvezza per la Russia, che sta pagando la sua guerra agli ucraini quasi esclusivamente con il flusso dei pagamenti energetici che arrivano dal Berlino, Roma, Amsterdam e via dicendo.

È vero che la dipendenza del vecchio continente dal petrolio russo, dal quale ricava il 20 per cento del suo fabbisogno, è tutto sommato limitata; non ci vorrebbe moltissimo a trovare fornitori alternativi, anche lontani, visto che il petrolio si trasporta molto più facilmente del gas, che necessita di infrastrutture che non possono certo essere costruite dall’oggi al domani. Ma i tedeschi non sono per ora disposti a fare neanche questo sacrificio per non rischiare di rallentare la propria economia, e la regola per la quale quello che non va bene alla Germania non va bene al resto d’Europa resta purtroppo ancora valida.

A rompere “l’indecisionismo” dei tedeschi potrebbe provvedere Biden, che sa bene come anche l’America deve essere pronta a mettere mano al portafoglio se davvero vuole fermare Putin. Nei prossimi giorni il presidente statunitense dovrebbe proporre ai leader europei un pacchetto di forniture energetiche miste (petrolio e gas liquefatto) made in USA che dovrebbe consentire, se non il blocco, almeno una forte riduzione degli acquisti di energia dalla Russia.

Da Bruxelles calcolano che con gli aiuti americani e una serie di contratti in Africa e alcuni paesi asiatici dovrebbe essere possibile ridurre la dipendenza dal gas russo di due terzi entro la fine di quest’anno. Il risultato, se raggiunto, sarebbe drammatico per Putin, anche perché non parliamo di acquisti interrotti momentaneamente ma per sempre; una volta trovate forniture alternative i paesi europei non tornerebbero più a comprare da Mosca, di fatto condannando la Russia a diventare un enorme e semidesertico paese del terzo mondo, destinato a essere comprato a prezzo di saldo dai cinesi (che infatti si guardano bene dall’aiutare concretamente Putin, nonostante il patto di ferro siglato a beneficio delle telecamere alla vigilia delle Olimpiadi invernali di Pechino).

Putin aveva condotto questa guerra sulla base di una serie di assunti, il primo dei quali era che l’Europa non avrebbe mai potuto né saputo rinunciare al suo gas. Ed è ora che comincia a capire di aver sbagliato che può diventare davvero pericoloso.

 

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