E’ concezione ormai diffusa che i veri abitanti di Roma siano diventati i tanto discussi cinghiali, la loro presenza fa ormai parte della fauna capitolina, ed è diventata complessa e problematica. C’è infatti chi è a favore dell’abbattimento, unica via per poter disinfestare la città da questi animali tanto invadenti quanto pericolosi; altri, invece, vorrebbero optare per metodi più “ortodossi” e meno invasivi, anche più pacifisti se vogliamo. Una cosa è certa: questi ungulati sono ormai da tempo soggetto di discussione di parlamentari e sindaci, senza arrivare a una concreta ed efficiente soluzione che riesca a migliorare il volto di Roma.
E fintanto che i nostri decidono il da farsi, i cinghiali hanno continuato a riprodursi in maniera esponenziale, in quanto si tratta di una razza particolarmente prolifica. Ed è proprio che questi animali hanno continuato a riprodursi che si è largamente ampliato il loro “habitat”: se, infatti, il protocollo firmato nel 2019 prevedeva la manutenzione delle aree verdi in buono stato per evitare la nascita di eventuali nidi e covi, ad oggi, tre anni dopo la firma di questo protocollo, vediamo una situazione ben diversa, dove i rifiuti e il degrado fanno da padroni, attirando a masse questi animali.
Ora, il problema sembra essersi esteso, nel senso letterale della parola: è aumentato, infatti, il perimetro in cui la peste suina africana (un virus letale che colpisce i cinghiali) sembra manifestarsi, oltrepassando il Grande Raccordo Anulare per arrivare nelle zone di Boccea, La Storta e l’intersezione con via Cassia Veientana. Ci sono stati infatti comunicati così i nuovi confini all’interno dei quali questo virus, non mortale per gli esseri umani, si estende, dalla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea; confini che appaiono ampliati rispetto al raggio individuato nell’ordinanza emergenziale della Regione Lazio.
Il caso richiama anche la questione abbattimento: “Avverranno, ci sono già cacciatori abilitati che operano sul territorio nazionale”, afferma il sottosegretario alla Salute Andrea Costa, “verranno chiusi tutti i varchi per non far entrare altri animali, sono stati già abbattuti 509 elementi”.
Adesso non possiamo che aspettare che la situazione migliori, nell’attesa che le date procedure riescano a contenere questa epidemia suina nei limiti stabiliti dai documenti ufficiali.
Di Beatrice Rongoni



