I dati raccolti dall’Eurostat, a proposito del mercato del lavoro europeo nel 2021, rivelano quanto il problema dell’occupazione femminile sia sempre più attuale in una società che sembra non evolvere su questo punto.
Il problema è evidente: l’Italia risulta detenere 4 delle 5 regioni europee con l’occupazione femminile più bassa del continente. Parliamo di Campania e Sicilia (29,1%), Calabria (30,5%) e Puglia (35,5%).
Inoltre, le madri italiane hanno il primato della disoccupazione in Europa. È quanto emerge dalla classifica pubblicata dall’Eurostat, che evidenzia come nel 2020 – con il 57,3% di donne lavoratrici con figli – l’Italia si classifichi ultima del continente, preceduta dalla Grecia (61.3%) e dalla Spagna (66.2%). Un trio di Paesi accomunati dunque da una triste realtà: meno di due terzi delle donne con figli risultano impiegate.
Nell’indagine effettuata dall’Eurostat si evince anche un curioso paradosso: le donne risulterebbero danneggiate dalla nascita dei figli, mentre gli uomini sembrerebbero beneficiarne. Difatti le lavoratrici mamme sono il 72,2% contro il 76,8% di chi non ha bambini, mentre risultano occupati il 90% di uomini con figli contro l’80,9% di chi non ne ha.
La domanda è: il problema è l’arretratezza dell’Italia o è rappresentato dalle scelte degli imprenditori? Oppure i due aspetti sono collegati? I numeri parlano chiaro, mentre le posizioni degli imprenditori sono alquanto contrastanti.
A mettere in evidenza l’argomento sul rapporto donne-lavoro è stata recentemente l’imprenditrice Elisabetta Franchi, conosciuta per l’omonima azienda di moda. La stilista, con le sue dichiarazioni riguardo la scelta di lavoratrici donne over “anta”, ha scatenato le reazioni dell’opinione pubblica.
In difesa della Franchi si è pronunciata un’altra imprenditrice, Sonia Bruganelli: « Il modo di Elisabetta Franchi di esprimere la sua politica aziendale non sarà stato gradevole ma ricordo che è la sua azienda, che paga lei i suoi dipendenti e credo sia libera di assumere chi reputa più opportuno».
In contrasto alle posizioni assunte dalla Franchi e dalla Bruganelli vi sono anche quelle di altri imprenditori, come Nicoletta Spagnoli, imprenditrice e CEO dell’azienda di moda “Luisa Spagnoli”. L’imprenditrice ha ribadito in un’intervista come la sua azienda è da sempre intervenuta a favore delle donne. Infatti, grazie alle idee progressiste e inclusive della fondatrice stessa, Luisa Spagnoli, già agli inizi degli anni ’20 l’azienda permetteva alle donne di essere sia madri che lavoratrici, senza porle davanti ad una scelta.
Una visione altrettanto progressista e inclusiva è quella dell’imprenditore noto per aver assunto una donna incinta, Simone Terreni, il quale non ha esitato a pronunciarsi sulla vicenda Franchi, dichiarando: « Lei non è un’imprenditrice, ma una donna d’affari […]. Un imprenditore invece è al servizio dei propri collaboratori e non viceversa. Un imprenditore assume le persone in base alle capacità e alle competenze e non in base al sesso o all’età. […] Un imprenditore crea una squadra di persone, non un’azienda piramidale ».
Il problema c’è ed è molto più grande di quanto sembri. Difatti, la figura femminile è troppo spesso stereotipata dalla società più legata al passato che orientata verso il futuro.
In effetti traspare una rappresentazione della donna aderente ai ruoli tradizionali e questo potrebbe costituire una vera e propria forma di discriminazione di genere, in quanto determinerebbe l’idea che la donna possa e debba avere un ruolo marginale nella vita lavorativa, ostacolando così l’accesso delle donne alle posizioni apicali, nonché all’effettivo godimento dei propri diritti fondamentali.
La figura femminile che risulterebbe quindi, sembrerebbe ruotare attorno alla maternità e molto meno alle ambizioni della donna stessa, che della maternità sembra quasi un contenuto, piuttosto che un contenitore.
di Giulia Longo e Maria Ioana Tarnita



