La sfida mondiale di Xi Jinping verso il terzo mandato

martedì, 18 Ottobre 2022
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Il XX° Congresso del Partito Comunista Cinese si è aperto a Pechino il 16 ottobre scorso e incoronerà il leader Xi Jinping quale presidente della Repubblica Popolare di Cina per il 3° mandato consecutivo. Il discorso di apertura di Xi Jinping, interpretato con le opportune chiavi di lettura di tipo geopolitico e strategico, ha lanciato al mondo un messaggio dirompente.

Il progetto del Pcc ora è innanzitutto quello di guidare tutti gruppi etnici, che compongono il popolo cinese, nello sforzo di trasformare la Cina in un “grande paese socialista moderno”. Il disegno è di carattere quasi “imperiale”. Soltanto la monarchia riesce a unificare popoli diversi sotto un unico simbolo superiore, che rappresenta, poi, il loro comune destino.

Questo grande paese socialista moderno continuerà, secondo Xi Jinping, a crescere economicamente. Nei dieci anni relativi ai suoi ultimi due mandati presidenziali – si è vantato il leader – il valore dell’economia cinese è raddoppiato. La lettura geopolitica di questa affermazione è questa: la Cina si candida a diventare nei prossimi anni la prima economia mondiale, soppiantando il primato delle economie dei paesi del G7, che sono tutti ormai in piena recessione. Da qui la necessità e l’importanza di modernizzare sempre di più il paese. Ma, soprattutto, la necessità di modernizzare in misura sempre maggiore il Pla, cioè l’esercito della Cina popolare. Xi Jinping ha detto infatti ai suoi compagni di partito che “ci attendono tempi molto difficili, soprattutto a livello internazionale” e che “ci saranno nei prossimi cinque anni cambiamenti che non si vedevano da un secolo”.

La lettura è chiara, in un mondo in rapida trasformazione la Cina intende essere all’altezza delle sfide future, anche dal punto di vista militare. Quindi i cinesi non arretreranno di un millimetro nei vari scenari di potenziale conflitto con le potenze occidentali (Taiwan, Mar Cinese Meridionale, Orientale, Isole Salomone, etc.). Questa non è certamente una buona notizia per gli Usa.

Nel suo discorso di introduzione al XX° Congresso del Pcc, il presidente non ha mai nominato l’Ucraina e l’amico Putin. Ma, quanto a Taiwan, le parole di Xi Jinping sono state una vera doccia fredda per i suoi avversari. La riunificazione della patria, ha detto Xi Jinping riferendosi a Taiwan, sarà realizzata, anche con l’uso della forza. Anche questa non è una buona notizia per gli Usa. Dal punto di vista strategico, il semplice fatto che la Cina Popolare tenga sotto pressione militare Taiwan, anche solo a parole, costringe gli americani a impegnare ingenti risorse per la difesa dell’isola. Pattugliamenti navali, aerei, vendita di armamenti, che scarseggiano in quanto gli Usa li hanno destinati all’Ucraina.

Per gli Usa il ruolo di superpoliziotto mondiale comincia ad essere pesante, dal momento che la loro economia è in recessione e il popolo comincia a protestare.

 

 

 

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