Lo sapete che ci sono 110 stazioni cinesi di polizia nel mondo?

martedì, 13 Dicembre 2022
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L’ONG umanitaria Saveguard Defenders ha pubblicato un terrificante report riguardante la scoperta di circa 110 basi di polizia cinesi presenti su cinque continenti. L’indagine è partita a seguito della diretta live del processo nei confronti di un sospettato cinese residente in Spagna, arrestato e deportato dalla polizia internazionale del governo comunista. Durante il processo, tenutosi in videochiamata dato che all’epoca il sospettato era ancora a Madrid, si intravede una notifica: “la stazione di Madrid della polizia cinese partecipa alla chiamata”. Da questo momento sono iniziate le indagini della ONG, che ha portato alla scoperta iniziale di 54 stazioni in 30 Paesi, numero che poi è aumentato a seguito delle indagini dei Servizi Segreti delle nazioni coinvolte.

Il Governo di Pechino ha voluto immediatamente smentire questa fuga di notizie, affermando che suddette stazioni siano in realtà unicamente a scopo burocratico e non, come affermato dai maggiori media internazionali, per arrestare i cittadini dissidenti del governo di Xi Jinping o del Partito Comunista. L’Italia, che ha firmato anche una serie di accordi di collaborazione con la polizia cinese, si ritrova ora ad affrontare una situazione estremamente delicata diplomaticamente. Le analisi condotte finora dalle varie agenzie di sicurezza coinvolte hanno calcolato che i rimpatri sono stati più di diecimila e, tra questi, solo un centinaio sarebbero legittimi secondo il diritto internazionale.

Il Ministro dell’Interno Piantedosi si è immediatamente interessato alla vicenda, e durante l’ultimo intervento in Parlamento ha affermato che “presso il Dipartimento della pubblica sicurezza non risulta alcuna autorizzazione in ordine all’attività […] Assicuro che le forze di polizia, insieme all’intelligence, attueranno un monitoraggio con la massima attenzione, io lo seguirò personalmente e non escludo provvedimenti sanzionatori in caso di illegalità riscontrate”.

Qualora le conferme sull’esistenza di queste stazioni arrivassero, ci ritroveremmo di fronte ad uno dei maggiori scandali diplomatici degli ultimi anni, con la Cina che dovrebbe fornire spiegazioni chiare riguardanti i compiti degli agenti all’estero. Indubbiamente, anche la risposta occidentale dovrà ben riguardarsi dall’essere eccessivamente dura o morbida. Nel primo caso il rischio di una crisi internazionale sarebbe ampio e, visti i già freddi rapporti tra i “blocchi”, non converrebbe a nessuna delle part. Nel secondo, invece, lasciare la Cina impunita potrebbe causare un aumento delle stazioni e della loro segretezza, consentendo al “dragone” di controllare i propri cittadini all’estero.

Riccardo Maria Losacco

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