Ora, che pagare le tasse non sia “bellissimo” – come disse ingenuamente un ministro molto bravo nel suo lavoro ma non altrettanto nel comunicare – è un fatto. Ma è vero che un governo dovrebbe fare di tutto per incoraggiare i cittadini all’onestà fiscale, altrimenti avanti di questo passo senza i soldi del Pnrr non riusciremo neanche a coprire una buca sull’asfalto.
Eppure sembra che l’esecutivo Meloni stia facendo di tutto per punire chi le tasse le paga, vuoi per onestà (nel caso delle partite Iva) vuoi perché non ci sono alternative (nel caso dei lavoratori dipendenti). Prima sono arrivati il tetto al contante e la possibilità di non accettare pagamenti col Pos sotto i 60 euro, che se non incentivano l’evasione certo non la combattono; poi il mantenimento del bonus cultura solo per certe fasce di reddito, escludendo i ceti medi e premiando così i figli di professionisti che al fisco risultano poco più che nullatenenti.
E adesso rischiano di arrivare anche le multe più salate. Il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Galeazzo Bignami, ha infatti spiegato che «Potremo introdurre un incremento di sanzioni in base al reddito». In pratica, se siete un impiegato con 40mila euro di Ral e a bordo della vostra Panda comprata a rate commettete un’infrazione pagherete una multa più alta del commercialista che vi ha appena sorpassato in Mercedes. La frase suona un tantino demagogica, ce ne rendiamo conto, ma in un paese dove l’1,6% degli italiani dichiara di guadagnare tra i 75 e i 100mila euro, la demagogia è ben fondata sui fatti.
I rappresentanti del governo però non sembrano curarsene arrivando, come nel caso di Bignami, a una tirata che ci saremmo aspettati più da un politico della sinistra anticapitalista: «Nell’ambito della revisione del codice della strada, che Salvini ha annunciato – ha spiegato – svolgeremo un approfondimento specifico anche sulla possibilità di realizzare una proporzionalità tra il reddito e le sanzioni perché se la sanzione ha evidentemente una natura anche afflittiva una persona che ha un reddito più elevato può evidentemente essere afflitto da un punto di vista di contrasto a fenomeni di sicurezza stradale con una sanzione più elevata».
E così il ceto medio che paga le tasse si prepara a un’ulteriore fonte di afflizione. Va detto che questa trovata della multa “graduata” non è una novità assoluta: in Finlandia il sistema funziona così già da cent’anni, e tra i paesi che l’hanno adottato figurano anche Germania, Danimarca, Svezia, Francia, Svizzera, Belgio e Gran Bretagna. Tutti stati dove però l’evasione fiscale è un fenomeno residuale o praticamente sconosciuto. Quelli più in difficoltà con la raccolta delle tasse, come la Spagna e la Grecia (anche se nessuno raggiunge le vette dell’Italia) conoscendo la differenza tra quanto i cittadini guadagnano e quanto dichiarano si sono ben guardati finora dall’approvare una legge del genere.
È vero che la Meloni è al governo da pochi mesi e che la vera faccia del suo esecutivo potrebbe rivelarsi differente da quanto mostrato finora, ma se andremo avanti di questo passo non è così impossibile immaginare che sia, per la prima volta dai tempi della mitica “marcia dei quarantamila”, il ceto medio impoverito da inflazione e scelte punitive da parte di chi ci governa a scendere in piazza.



