Dopo la sospensione di tre settimane della maestra di Oristano per aver recitato una preghiera in classe; la presenza della religione nell’insegnamento torna ad essere una tematica estremamente attuale.
Molte le polemiche sulla durata e le dinamiche della sospensione, altrettanti i consensi. Che questa decisione sia derivata dalla paura di influenzare i bambini contro la propria volontà alla religione?
Qual é oggi il confine tra la laicità dello stato e la promozione attiva dell’ateismo?
La religione, nata per regolare la convivenza, l’apparenza e la tolleranza.
Per molti uno stile di vita, per altri un posto in cui rifugiarsi.
Tra le differenze un tratto in comune: le religioni di qualsiasi tipo, nel senso più puro del termine, predicano il bene. Lo stesso bene collocato alla base degli insegnamenti laici dello stare insieme in collettività.
Ed é in questo contesto che si inserisce la delicatissima tematica dell’insegnamento più o meno volontario, di una dottrina nelle scuole.
Soprattutto in Italia, un Paese regolato da usi e costumi che orbitano intorno alla religione, e in cui la laicità dello stato stessa è stata inserita tra i principi fondamentali da padri costituenti anche cattolici.
Stato che tramite la sua laicità assicura leggi che mettano l’oggettività delle regole al di sopra delle soggettività spesso influenzate dalla morale delle persone.
Terzietà che non può non considerare che la cultura e l’evoluzione dei valori di una collettività siano fortemente influenzati dal modello religioso del Paese.
In un contesto quindi dagli infiniti punti d’incontro tra laicità e religiosità alla base dei buoni intenti di convivenza da promuovere nella società.
Il conflitto vero e proprio sembra spostarsi più verso un’ anarchia comportamentale pronta a demolire ogni regola o principio: sia esso più o meno tradizionale, in luogo ad una cultura low-cost travestita da libertà di espressione.
Dando adito al verificarsi di eccessi di intolleranza anche nei confronti delle: abitudini, usanze e simbologie che sono dettate dall’evoluzione di uno stato nato come cattolico.
Molte le tematiche aperte. Molte le nostre stesse intrinseche contraddizioni.
Siamo tutti pronti a difendere il patrimonio artistico culturale del nostro Paese, segno però inequivocabile della religione. Allo stesso tempo ci scagliamo su alcuni simboli, come il crocifisso, considerati offensivi per i praticanti da altre religioni o gli atei.
Cosa e fino a che punto è da considerarsi corretto, rispettoso di una tradizione e della diversità?
Quanto i valori che stiamo promuovendo con la strada delle sanzioni sono quelli della laicità e quanto dell’anarchia?



