L’orso che ha ucciso il runner in Trentino è recidivo. Già tre anni fa aveva aggredito e gravemente ferito due escursionisti. Era stato catturato. Ma il Tar, su istanza delle associazioni ambientaliste e animaliste, lo ha liberato. E, dopo pochi anni, ha ammazzato un poveraccio che faceva la sua corsetta tra i boschi.
Lo stesso errore, tragico e potenzialmente devastante, si è ripetuto. È notizia di oggi che il Tar del Trentino ha sospeso l’ordinanza di abbattimento dell’orso femmina Jj4 (l’aggressore del povero runner 26enne Andrea Papi) accogliendo il ricorso della Lav (la Lega anti vivisezione).
C’è di che rimanere sconcertati. Neanche di fronte alla morte, neanche di fronte al rischio di non vedere più traccia umana in quell’area di boschi trentini (chi si avventurerà più a fare passeggiate in quella zona?), neanche di fronte agli esiti più assurdi, si ferma la macchina infernale e demenziale dell’animalismo. Sia chiaro che questa tendenza, sempre più diffusa nella nostra società, non deve essere confusa con l’amore per gli animali, perché si tratta di una vera e propria ideologia, un’ideologia che tiene in scacco le istituzioni (il governatore del Trentino da cui proveniva l’ordinanza di abbattimento dell’orso) e “intimidisce” la pubblica opinione: i fautori della soppressione di Jj4 sono trattati alla stregua di assassini, come se l’animale che ha aggredito e ucciso Papi fosse il tenero orso Yoghi, il quale, insieme al sodale orso Bubu, pensa solo a rubare il cestino con le merende dei turisti del parco in cui vive. No, Jj4 non deruba del cibo gli escursionisti dei boschi: gli escursionisti li sbrana.
Questa decisione del Tar consente all’ideologia dell’animalismo di conseguire una straordinaria vittoria: i boschi non sono luoghi per uomini, ma per animali. E, se proprio l’uomo vi si avventura, è peggio per lui: quel luogo non gli appartiene, perché quello, come altri luoghi simili, sono in realtà i templi della Dea Natura, di cui gli animali (anche quelli feroci) sono rappresentanti più degni dell’uomo. L’uomo infatti oltraggia costantemente la Dea con la sua “civiltà” che inquina e trasforma la terra. L’uomo può “redimersi” solo se acquista la consapevolezza di essere un intruso. E se ridiventa un po’ bestia, bestia fra le bestie.
Sono idee in via di diffusione nella nostra società, in forma di animalismo molto popolaresco, che abbiamo peraltro visto all’opera, potentemente, sui social, con il bombardamento di immagini di orsi e orsetti dall’aria tenera e mansueta.
In realtà, dietro questo animalismo naif, c’è una potente macchina ideologica, con idee che vengono da molto, ma molto lontano. Idee con origini anche oscure e con possibili esiti inquietanti, come la svalutazione della vita umana.
Diciamo che l’origine “buona” dell’animalismo la possiamo scorgere in quel naturalismo etico ed estetico che si diffuse in Europa nel XIX secolo e che faceva da contraltare all’allora nascente ideologia del progresso. Punto cardine di questa tendenza intellettuale era l’ideale dell’armonia tra uomo e natura.
Ma questa tendenza aveva anche un risvolto più oscuro e inquietante, un lato neopagano che ridefiniva le nozioni di uomo e di natura, inseguendo il mito di una “purezza originaria” che era stata “corrotta” dalla civiltà e dalla religione (il monoteismo ebraico e cristiano). Indovinate un po’ chi fu attratto da giovane da questa ideologia? Adolf Hitler, che si fece vegetariano imitando Richard Wagner, nell’idea di una “peccato” antico della civiltà, quello appunto contro l’armonia della natura. «Il vegetarianesimo mediato da Wagner –ha scritto Giorgio Galli in “Hitler e il nazismo magico” – e il collegamento con l’antica tradizione indo-aria (o indo-germanica) si fondono, nella visione di Hitler, in un processo di formazione personale che deve andare di pari passo con quello della rigenerazione collettiva del popolo tedesco». Uno dei primi a parlare di “diritti degli animali” fu Hermann Goering. E le prime leggi di limitazione della caccia in Germania furono proposte da Heinrich Himmler, il capo delle SS. Tutto questo accadeva mentre i gerarchi nazisti si preparavano a costruire la più terribile macchina di genocidio della storia, quella della Shoah.
Sarebbe certo incongruo e ingiusto accusare gli odierni animalisti di neonazismo o criptonazismo. Ma inquieta non poco questa indifferenza da loro mostrata per la vita umana in nome dell’intangibilità della Dea Natura. A essere benevoli possiamo solo immaginare che non hanno ancora capito che l’orso Yoghi non esiste. Ma confondere la vita con un cartone animato non è una scusante.



