Raffaello e Agostino, lo scambio ideale fra l’artista e il mecenate

lunedì, 24 Aprile 2023
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Il 6 aprile è stata inaugurata la Mostra “Raffaello e l’antico nella Villa di Agostino Chigi”, nell’ambito delle celebrazioni del 500° anniversario della morte del Sanzio.

L’inaugurazione, seppur posticipata di tre anni dalla data originaria, a causa della pandemia è stata voluta nello stesso giorno della nascita e della morte di Raffaello Sanzio da Urbino (6 aprile 1483 – 6 aprile 1520).
L’esposizione promossa dall’Accademia dei Lincei, curata da Costanza Barbieri ed Alessandro Zuccari nella Villa Farnesina alla Lungara ed arricchita nel catalogo con i contributi scientifici di molti studiosi del ramo, è stata ideata per delineare l’influenza del banchiere ed appaltatore Agostino Chigi detto il Magnifico (Siena 29 novembre 1486 – Roma 10 aprile 1520) sull’arte del “divin pittore”, tramite l’ascendente generato dalle importanti collezioni artistiche raccolte in pochi anni dal Mecenate, per abbellire la propria dimora di rappresentanza.

La mostra vuole presentare i risultati delle ricerche sugli inventari delle collezioni e gli altri documenti dei fondi Chigiani della Biblioteca Apostolica Vaticana che sono stati utilizzati per ricostruire, nei limiti dell’identificabile, alcune opere d’arte di proprietà di Agostino Chigi, che concesse in prestito dai Musei di appartenenza, e sono poi state dislocate negli ambienti della villa, provando a ricomporne in parte l’aspetto originario.

Il Banchiere volle infatti ricreare nel fastoso palazzo e negli splendidi giardini, le atmosfere dell’antichità, realizzando uno spettacolare allestimento di statue, sarcofagi, vasi cesellati, teste, busti, aurei e cammei degni di una villa patrizia della Roma antica, seppur edificata a partire dal 1506.

Tanto per dare un’ idea dell’importanza delle opere persino nei pezzi “minori” è documentato che il Magnifico, venne in possesso circa 1500 anni dopo la sua realizzazione dell’Adlerkameo, una agata a due strati di 22 cm. di diametro incisa con l’Aquila imperiale di Roma e donata dal Senato ad Ottaviano il 16 gennaio del 27 a.c. in occasione del conferimento del titolo di Augusto.

Tramite lo studio artistico delle collezioni, Raffaello e la sua scuola, arricchirono la conoscenza del classico venuto in auge proprio nel secondo decennio del cinquecento, partendo dalla visione degli affreschi e grottesche sotterranee della Domus Aurea neroniana, scoperti alla fine del Quattrocento.
Per il periodo della mostra è stato ripristinato l’originale accesso alla villa che era posto nella loggia di Amore e Psiche, a prosecuzione del Viridarium esterno descritto dalle opere coeve di Egidio Gallo e Blosio Palladio come un ideale e ricercato connubio fra natura ed arte. In questo ambiente il mecenate volle rappresentare il mito di Amore e Psiche facendo realizzare nelle decorazioni affrescate del salone – una sorte di padiglione a pergola -, la propria storia d’amore con la giovane Veneziana Francesca Ordeaschi, già allietata dalla nascita di quattro figli.
L’individuazione del racconto di Amore e Psiche, una leggenda tratta dalle Metamorfosi di Apuleio fu scelto da Agostino e simbolicamente mostrato al mondo, per consacrare e difendere la propria relazione affettiva dalle opposizioni dai familiari, che non consideravano la Ordeaschi all’altezza della casata, legame che ebbe alfine il riconoscimento solenne nel matrimonio avvenuto il 28 agosto 1519 con l’imprimatur di Leone X Medici.

La Villa Farnesina è stata oggetto negli anni di importanti interventi conservativi, che hanno permesso anche di appurare tramite esami di diagnostica artistica, come Raffaello avesse curato la propria opera pittorica anche utilizzando pigmenti antichi in disuso da secoli come il “blu egizio” nell’affresco della Galatea, la ninfa marina bramata da Polifemo, anch’esso dipinto da Sebastiano del Piombo in continuità iconografica e nella stessa sala di rappresentanza in cui il Magnifico fece dipingere sul soffitto il suo oroscopo di nascita.

Gli ultimi interventi di recupero, oltre che sulla Galatea, sono stati eseguiti sull’affresco di Alessandro e Rossane del Sodoma dal restauratore Antonio Forcellino, operazioni che hanno fra l’altro permesso di trovare dei nuovi graffiti lasciati dal Lanzichenecchi tedeschi durante il Sacco di Roma del 1527.

Del Sanzio si conosce abbastanza, ma della vita di Agostino Chigi molto meno, pur essendo stato un personaggio molto influente per gli anni del Rinascimento, a causa della sagacia e della potenza economica che seppe costruirsi.

Nato a Siena dal padre Mariano anch’esso banchiere, fu definito dal cronachista contemporaneo Sigismondo Tizio, notoriamente avaro di complimenti un “uomo naturalmente ricco di intelligenza” e “uomo di ingegnoso talento”, come descritto negli studi di Ingrid D. Rowland.
Dando prova di queste descrizioni, riuscì a primeggiare sia negli affari che conduceva in modo scaltro e deciso che nella capacità di destreggiarsi fra il Papato e le grandi famiglie signorili dell’epoca, alle quali concedeva prestiti garantiti da pegni e con le quali intratteneva rapporti di mediazione politica, a partire dalla Signoria di Siena la sua città natale, con la quale si era imparentato tramite il matrimonio del fratello Sigismondo con la figlia di Pandolfo Petrucci.
Famoso fu il prestito concesso alla Repubblica di Venezia nel 1511 che permise alla città di risollevarsi dopo la guerra contro la Lega di Cambrai.

La concessione dell’appalto al Chigi da parte del Papato per l’estrazione dell’allume di rocca scoperto sui monti della Tolfa nel 1463, permise poi al Magnifico di entrare in scambi commerciali internazionali in quanto il minerale era indispensabile nella concia del pellame, nella lavorazione della lana come fissativo dei colori, nella produzione del vetro ed altri usi minori.
Fu così che dal 1500 al 1520, il banchiere senese aprì delle succursali in tutta Europa con relativi corrispondenti arrivando persino a interagire con gli ottomani i cui Sultani lo chiamavano “il gran mercante della cristianità”.
Il patrimonio lasciato alla sua morte ammontava ad una cifra astronomica, ancora oggi non ben quantificata, stante anche il valore delle collezioni artistiche, oggi come allora inestimabili.

Terminando questo articolo, da storico dell’arte, desidero ringraziare i curatori e tutti coloro che si sono adoperati per la felice e riuscitissima realizzazione della mostra a partire dalla Conservatrice della Farnesina Virginia Lapenta ricordando a me stesso e alle autorità politiche che sovraintendono pro-tempore i beni culturali, quanto siano importanti gli Archivi e le ricerche archivistiche nel Bel Paese, loro malgrado trattate da Cenerentola.
Consiglio caldamente a tutti di visitare la mostra e la Villa Chigi poi nota come Farnesina, in quanto sarà molto difficile che in futuro le opere d’arte che ora la allietano e la completano, possano ritornare nel Suburbanum del Magnifico.
E vedrete che uscirete sorridendo come se aveste incontrato una innamorata, il primo sguardo affascina, il secondo strega.

Pierluigi Amen

 

Ecco le principali informazioni

Raffaello e l’antico nella Villa di Agostino Chigi
A cura di Alessandro Zuccari e Costanza Barbieri
Villa Farnesina alla Lungara in Roma
Via della Lungara, 230
Dal 06 aprile al 02 luglio 2023
Sito web: villafarnesina.it

 

 

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