Pillola anticoncezionale, Ruiu: “Non è gratis, nessun benefattore”

martedì, 2 Maggio 2023
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Il Comitato prezzi e rimborsi dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha approvato la decisione di rendere gratuita la pillola anticoncezionale per le donne di tutte le fasce d’età.

La gratuità della pillola non è ancora effettiva, però: manca ancora il sì del Consiglio di amministrazione dell’Agenzia, atteso per la prossima settimana, e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale che renderà tutto operativo a livello nazionale.

La decisione dell’AIFA intanto ha già diviso l’opinione pubblica e si è aperto un dibattito. “Lo Speciale” ha intervistato Maria Rachele Ruiu, membro del direttivo Pro Vita & Famiglia Onlus, per sentire le ragioni del fronte del No.

Come commenta la decisione dell’Agenzia Italiana del Farmaco di rendere la pillola anticoncezionale gratuita?

Ci sono due temi molto importanti, intanto il fatto che questa sia una decisione più politica che scientifico-medica. Infatti è curioso che l’AIFA abbia scelto di rendere gratuita la pillola anticoncezionale proprio ad un passo dalla scadenza del proprio mandato. C’è un messaggio di natura ideologica chiaro contro la natalità, la vera urgenza del Paese. Si dice sia per le donne meno indigenti. Ora, che io sia d’accordo o meno, la maggior parte dei consultori già dà la pillola gratuitamente a chi è in difficoltà, quindi non è questo il tema. La pillola poi, non è gratuita: a pagare sono i cittadini tramite le loro tasse in un momento storico, tra l’altro, economicamente difficile, in cui esistono alcune famiglie che obbligatoriamente pagano dei farmaci che salvano la vita. Per questo ci domandiamo se la scelta dello Stato di pagare la pillola anticoncezionale alle donne sia la scelta più a favore della società. Ad oggi il 42% dei giovani vorrebbe mettere al mondo dei figli, ma non ha il coraggio perché il presente e il futuro appaiono claudicanti. Quindi, nel momento del cosiddetto “inverno demografico”, l’Italia dovrebbe dare una risposta a questo 42% di gioventù, anziché spendere 140 milioni di euro per la denatalità. Il secondo tema poi, deprimente da costatare, è che in Italia questo è uno di quei temi indiscutibili, perché in Paesi come la Francia, l’Australia, è vivace il dibattito sul fatto che questa pillola anticoncezionale, che sembrava dovesse liberare le donne, si sia poi rivelata dannosa. Tra l’altro anche la stessa AIFA, più volte, ha spiegato come la pillola anticoncezionale abbia delle conseguenze fisiche e psicologiche, come depressione e istinti al suicidio, però se lo dici in Italia sei una brutta persona. Questo è decisamente triste, lo dico innanzitutto da donna che vorrebbe, invece, un dibattito franco e libero sulla salute.

Si tratta davvero di una pillola gratuita a costo zero?

Non è gratis, non c’è nessun benefattore, perché la pagheremo noi come collettività. Ma perché devo pagare una pillola che, salvo specifiche patologie diagnosticate, non costituisce una terapia per curare la salute della donna, ma ne impedisce il suo funzionamento naturale, tra l’altro con rischi certificati? In Italia questa pillola viene descritta come la “panacea di tutti i mali”, nel frattempo però tutto il mondo si domanda se effettivamente convenga alla donna prenderla, ma questa discussione è ancora difficile da improntare nel nostro Paese. Tra l’altro, dati alla mano: laddove aumenta l’uso di pillola anticoncezionale aumentano le gravidanze indesiderate. E chi guadagna da questa scelta?

La decisione dell’Agenzia Italiana del Farmaco, come potrebbe essere la soluzione all’emergenza della denatalità?

Non può essere la soluzione spendere i soldi per la denatalità. Occorrono risposte strutturali. Il problema della denatalità è così importante che è un problema sistemico, bisognerebbe operare a 360°, decidere di investire nel futuro, di innalzare la quota di PIL che viene utilizzata per la natalità, aiutare i giovani a sposarsi, ad avere il coraggio di mettere al mondo due figli. Bisognerebbe poi rivoluzionare il congedo di maternità, dare la possibilità di scaricare i beni per l’infanzia, permettere l’accesso a tutti ai servizi, insomma è urgente affrontare la denatalità strutturalmente. Queste riforme hanno bisogno di tempo, perché non esiste la bacchetta magica, ma è importante dare messaggi chiari: uno sguardo di benevolenza verso il futuro. Ascoltando il dibattito che si è aperto in questi giorni, sembra infatti che il problema dell’ “inverno demografico” sia un problema romantico, ma non è così, è un problema sostanziale di sussistenza della nostra società, di come si può mantenere in termini di tempo e felicità.

Nel caso di una violenza sessuale, lei è favorevole alla pillola del giorno dopo?

Io non sono favorevole all’aborto mai. In caso di violenza sessuale temo che sia una di quelle domande che permettono di buttare in caciara il tema. Tutte le volte che mi domandano se sono d’accordo all’aborto, in caso di violenza sessuale, mi verrebbe da rispondere: “Se lei vuole fare una legge per vietare l’aborto,  tranne in caso di stupro, la firmiamo subito, perché è sicuramente una legge migliore di quella che c’è oggi”. La storia poi insegna che aggiungere violenza alla violenza non è mai una soluzione. Tra l’altro, tutte le donne che hanno tenuto i bambini dopo aver subito una violenza sessuale hanno raccontato di come il bambino sia stato il valore aggiunto della loro vita, di come le abbia aiutate e custodite, mentre chi ha fatto la scelta contraria ha raccontato di come l’aborto abbia aggiunto sofferenza, perché infatti quest’azione ha delle conseguenze fisiche e psicologiche. Noi siamo contrari alla pena di morte per lo stupratore, figurati se non lo sono per il figlio dello stupratore, che non può di certo pagare le atrocità del padre.

Che tipo di azioni pensate di attuare in risposta alla decisione della pillola anticoncezionale gratuita?

Per adesso aspettiamo l’AIFA per vedere se questa decisione si realizzerà o meno e dopodiché noi continueremo a fare pressione, perché ci sia un vero Piano per la Natalità e perché si possa dire ai giovani che non solo è urgente, importante e necessario accogliere la vita, ma è anche bello. Quest’ultimo è proprio uno dei motivi per cui ci sarà la manifestazione “Scegliamo la vita” a Roma, in cui replicheremo il grande successo dello scorso anno con un corteo festoso di famiglie. L’evento è stato organizzato per rispondere al grido di aiuto dei giovani, perché, anche se a volte è complicato in questo nostro Paese, vale la pena accogliere e scegliere la vita, per riuscire a trovare la felicità. L’appuntamento è sabato 20 maggio al Piazzale della Repubblica alle 14:00 e percorreremo festosi le strade di Roma per finire poi con un grande concerto in Piazza San Giovanni.

Le sue idee possono essere condivise oppure no, quindi perché chi è dall’altra parte e ha un’opinione diversa dalla sua, non è libero di decidere se usarla o meno?

Ciascuno è libero di fare le proprie scelte, ma perché deve pagare la collettività? Noi dobbiamo prenderci cura di tutti, ma la pillola non è un medicinale perché non cura alcuna patologia, salvo specifiche diagnosi. Dunque perché lo Stato se ne deve far carico? Sarebbe poi interessante aprire un dibattito, come è accaduto all’estero, per verificare se e quanto questa pillola impatti sulla vita delle donne ma, detto questo, chiunque è libero di scegliere. Noi non vogliamo vietare la pillola anticoncezionale, bensì chiedere allo Stato di utilizzare le risorse per coprire problemi urgenti, perché è più doveroso aiutare chi cerca di salvarsi la vita piuttosto che chi decide, banalmente, di non avere figli.

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