Domenica Papa Francesco ha reso importanti dichiarazioni ai giornalisti sull’aereo che lo riportava a Roma, dopo il viaggio apostolico di tre giorni in Ungheria. “L’incontro con il patriarca Kirill si farà” ha detto e poi ha aggiunto che “la Santa Sede ha in corso una missione di pace e che ne parlerà quando sarà pubblica”. E così il Vaticano sta promuovendo trattative di pace segrete. Quali sono i retroscena?
Innanzitutto, l’accostamento tra l’incontro con il patriarca russo Kirill e la missione di pace non può essere casuale; c’è un nesso molto stretto tra i due temi in agenda, riferiti da Bergoglio.
La Chiesa Cattolica, durante tutto il secolo scorso, ha assunto una posizione di neutralità rispetto a tutti i conflitti, soprattutto i due conflitti mondiali. D’altra parte, la Chiesa di Roma si è detta “cattolica” proprio per affermare il concetto dell’universalismo della religione, che si poneva al di sopra dei popoli, delle lingue e delle diverse culture. E poi le guerre del novecento sono state combattute per lo più in Europa, sede per eccellenza della Cristianità. La posizione della Santa Sede, al tempo di Papa Francesco, è evidentemente cambiata. La Chiesa Cattolica oggi giorno si identifica con l’“Occidente” e con i suoi valori, non soltanto religiosi ma anche laici. Non è un caso che i due principali think tank degli Stati Uniti, la Rand Corporation e il Council on foreign relations – veri e propri ispiratori della politica estera statunitense – di recente si siano espressi per una rapida fine delle ostilità in Ucraina. A prescindere dall’esito della prossima controffensiva ucraina, ormai questa guerra sostenuta dalla Nato contro la Russia, a detta dei due think tank di cui sopra, danneggia gli Usa sia da un punto di vista economico, che geopolitico. Da qui la necessità di un’iniziativa di pace che chiuda il confronto con la Russia, affinchè se ne apra uno nuovo con la Cina nella regione Indo-Pacifico. Ecco dunque che arriva, puntuale come un orologio, l’iniziativa di pace del Vaticano. Per quale ragione, dunque, Papa Francesco deve incontrare il patriarca russo ortodosso Kirill? Semplice. Alcuni mesi fa Kirill ha lanciato una specie di “guerra santa” contro il regime nazista ucraino e contro l’Occidente, colpevoli di foraggiare la lobby gay. “Oggi sotto l’influenza delle nuove tecnologie sociali e delle ideologie di genere, l’istituzione della famiglia è sottoposta a forti pressioni, che innescano un pericoloso processo di distruzione della stessa”, ha affermato il patriarca russo. Mentre, su queste tematiche del gender e dell’omosessualità, la Chiesa Cattolica ha una posizione molto più morbida e sfumata. E’ perciò evidente che per disinnescare la guerra santa tra Russia vs Ucraina/Nato debbano incontrarsi i capi spirituali delle due fazioni, il patriarca russo-ortodosso Kirill e Papa Francesco.



