Grande mostra alle Terme di Diocleziano. Gli antichi lontani ma vicini

mercoledì, 10 Maggio 2023
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Da giovedì 4 maggio e fino al 30 luglio 2023 le Terme di Diocleziano a Roma ospitano la mostra dal titolo “L’istante e l’eternità. Tra noi e gli antichi”.

Si tratta di un’esposizione che attraverso circa trecento pezzi tra opere greche, romane, medievali, moderne e contemporanee, esplora il nostro rapporto con gli antichi che è sostanzialmente doppio. Da una parte c’è il processo storico di trasmissione intellettuale e artistica che ha plasmato la nostra cultura classica e dall’altra, un rapporto di immedesimazione con persone che, pur vissute molto tempo fa, hanno affrontato tutte le vicende della vita simili alle nostre.
Per questo, gli antichi ci sembrano allo stesso tempo lontani e vicini.

La mostra è il risultato di un lavoro che ha visto più attori collaborare insieme. E’ ideata e curata da Massimo Osanna, Stéphane Verger, Maria Luisa Catoni e Demetrios Athanasoulis, con il sostegno del Parco Archeologico di Pompei e la partecipazione della Scuola IMT Alti Studi Lucca e della Scuola Superiore Meridionale.
Molti dei pezzi esposti, provenienti da musei italiani e internazionali, sono stati da poco restaurati e vengono esposti per la prima volta: come il famoso carro della sposa, ritrovato nel 2019 nel portico della villa di Civita Giuliana, località a nord dell’antica città di Pompei e che torna in vita dopo 2mila anni grazie a un lavoro straordinario che ha recuperato un manufatto unico nel suo genere con il lussuoso rivestimento in bronzo e le decorazioni in argento, in ottimo stato di conservazione.

Inoltre la statua di imperatore in veste d’Ercole dal Parco Archeologico dell’Appia Antica, rinvenuta solo da pochi mesi e già esposta al pubblico. Si tratta di una statua a grandezza naturale con gli attributi caratteristici dell’eroe mitologico, ritrovata per caso durante i lavori di sostituzione di un collettore fognario a Roma.
La mostra rappresenta un’opportunità per il progetto “Depositi (Ri)scoperti”, ideato e promosso dal Museo Nazionale Romano, che ha come scopo – sostiene il suo direttore Stéphane Verger – di far conoscere il patrimonio nascosto delle collezioni in vista di un ampliamento e di una riorganizzazione del percorso espositivo permanente.

Le Terme di Diocleziano, che da sole già valgono la visita, per l’occasione riaprono al pubblico, dopo decenni, alcune delle Grandi Aule che ospitarono nel 1911 la Mostra Archeologica per le celebrazioni del primo cinquantenario dell’Unità d’Italia e che conservano, ancora oggi, parte dell’allestimento storico degli anni Cinquanta.
La mostra, ricca di reperti, sarcofagi, quadri e vasi funerari, ceramiche, orologi di bronzo e stele funerarie è suddivisa in cinque sezioni.
La prima Aula, “L’eternità di un istante” si apre con un’assenza, il calco di due vittime dell’eruzione del Vesuvio nell’eterno e immobile istante della morte.
Formato da due percorsi, questo primo spazio, attraverso diverse forme popolari e colte presenta una reinterpretazione moderna dell’antico.
“La fama eterna degli eroi” è il titolo della seconda Aula dove attraverso le narrazioni della guerra tra Greci e Troiani e la diffusione di miti più o meno conosciuti si esplorano le forme della trasmissione e tradizione culturale dell’antichità attraverso l’arte e la letteratura.
“L’ordine del kosmos”, nell’Aula tre, ci porta dal mito alle rappresentazioni antiche dello spazio e del tempo, con manufatti importanti che ci dimostrano come idee così astratte hanno trovato forma.
Un reperto eccezionale in questa sezione è l’omphalos – l’ombelico del mondo – che si trovava nel grande santuario di Apollo a Delfi.

“Le opere e i giorni” nell’aula IV ci dimostra come gli antichi che sembrano così lontani sono al contrario vicinissimi ogni volta che identifichiamo le vicende delle loro vite con le nostre.
Gesta e usi della vita quotidiana e sociale, sia privata che pubblica.
Ecco che troviamo l’ossario dell’oculista romano C. Terentius Pistus che per ottantasette anni, cinque mesi, ventiquattro giorni e dieci ore registrò il tempo della sua lunga vita.

L’antichità ha tramandato un’inesauribile varietà di modi di rappresentare l’individuo, dalle statue e stele neolitiche a quelle classiche ed ellenistiche.

Una scelta significativa la troviamo nell’Aula V “Umani divini” dove risalta la statua in bronzo dell’arringatore e uno dei giganti sardi di Mont’e Prama ma soprattutto un capolavoro solitamente conservato nei depositi greci, la Kore da Santorini. Si tratta di una grande statua, la cui funzione era prevalentemente votiva, di una fanciulla con lunghe trecce e grandi occhi a mandorla. Destinata a una sepoltura, la statua è eccezionale per le dimensioni e per lo stato di conservazione.
Un capolavoro che testimonia la centralità e l’importanza della collaborazione tra Italia e Grecia.
A fare da contorno a queste figure, troviamo i manufatti del rituale funerario con le usanze e le credenze sull’oltretomba tramandato dall’antichità.

Promossa dal Ministero della Cultura Italiano e dal Ministero della Cultura e dello Sport della Grecia l’esposizione è organizzata dalla direzione generale Musei e dal Museo Nazionale Romano in collaborazione con Electa.

Sofia Barilari

 

 

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