Protesta delle tende, perché solo adesso? Perché solo adesso esplode il problema del caro affitti per gli studenti universitari fuori sede? Non sarà forse perché gli studenti di sinistra vogliono creare un bel movimentone contro il governo Meloni, in appoggio alla politica di opposizione pura e dura lanciata dalla segretaria del Pd, Elly Schelin?
A pensar male, diceva Giulio Andreotti, si fa peccato, ma ci si azzecca quasi sempre. In questo caso non mancano solidi punti d’appoggio alla tesi della strumentalità, per il nuovo corso del Pd, della protesta contro il caro affitti. Innanzi tutto c’è il fatto che la battaglia sui canoni di locazione è uno dei punti caldi del programma della Schlein. «Sulla casa – si trova scritto nella mozione congressuale di Elly- servono politiche innovative e coraggiose di intermediazione pubblica per recuperare al mercato degli affitti medi e lunghi una parte del patrimonio privato sfitto». Poi c’è la polemica rivolta da Pd e M5S all’esecutivo per l’azzeramento del fondo degli affitti.
E va infine considerata la guerra che diversi sindaci di sinistra stanno facendo ai B&B. La protesta degli studenti fuori sede appare, in questa luce, come il cacio sui maccheroni per mettere le mani sul mercato in crescita dei bed and breakfast. Tant’è che uno dei primi prendere la palla al balzo è il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, il quale, dopo aver ribadito che «i ragazzi hanno ragione», aggiunge a chiosa che «c’è un mercato degli affitti drogato, anche perché manca una legge che limiti i cosiddetti Airbnb (il circuito dei B&B n.d.r.)». Gli fa eco il primo cittadino di Bologna, Matteo Lepore, secondo il quale le «città devono rimettere in circolo gli appartamenti sfitti dei privati e riuscire a limitare gli Airbnb».
Con questo discorso non vogliamo ovviamente dire che il problema del caro affitti per gli studenti fuori sede non esista e che la loro protesta non abbia le sue, più che valide, motivazioni. Il punto è che tale questione non si pone da oggi, ma esiste da almeno un cinquantina di anni, da quando, più o meno, s’è affermata l’università di massa.
Nei decenni passati, per almeno un paio di generazioni, i ragazzi si arrabattavano alla meglio, dividendo il canone con gli amici del proprio paese d’origine o facendo lavoretti per racimolare qualche soldino in più. Anche perché, per i poveri genitori, non c’era solo il problema dell’affitto, ma anche quello di mantenere decorosamente il ragazzo o la ragazza fuori casa. Ma, bene o male, si riusciva ad andare avanti.
Oggi è diventato tutto più complicato. E il problema appare più grave. Ma non si può nemmeno dire che l’esecutivo sia inerte. «Questo governo – dice al “Corriere” il ministro dell’Università, Anna Maria Bernini – ha stanziato quasi un miliardo di euro sul diritto allo studio: 500 milioni per le borse di studio e 400 per nuovi posti letto». Le fa eco il presidente della Conferenza dei rettori, Salvatore Cuzzocrea: «Che il problema degli affitti ci sia è indubbio, ma siamo al lavoro con il ministro dell’Università, abbiamo già realizzato 8mila nuovi posti. La soluzione è riconvertire edifici per dare subito alloggi a prezzi più bassi agli studenti nelle residenze».
Ci vorranno certo degli anni per risolvere il problema, ammesso poi che una soluzione definitiva possa essere trovata. Certo è però il fatto che i sindaci delle maggiori città potrebbero fare di meglio per attenuare il caro affitti, non solo per gli studenti ma, per tutti. Come? Smettendola di attuare una dissennata politica fiscale contro la proprietà della casa. Basterà dire che, nelle principali città, si applicano i massimali Imu. La qual cosa vuol dire che, per i proprietari di due o più case (spesso ricevute in eredità), arrivano mediamente salassi di 2000 euro all’anno (e anche più) per appartamento. In queste condizioni, chi affitta una casa, non può certo farlo a un prezzo “politico”, anche perché, nel caso degli affitti agli studenti, non si può utilizzare lo strumento del canone concordato, che prevede la riduzione fiscale per i proventi della locazione. Guardacaso, i sindaci delle maggiori città italiane sono tutti di sinistra: da Giuseppe Sala di Milano al già citato Gualtieri di Roma.
Eppure, per stampa e politici di opposizione, il caro affitti esiste da quando esiste il governo Meloni. E da quando, in particolare, diversi studenti di sinistra hanno deciso, per protesta, di piantare i picchetti delle loro tende davanti ad alcune università italiane. Beato (o gonzo) chi ci crede.



