L’omelia di Mons. Mario Delpini va riletta e digerita il giorno dopo. Questo il passaggio gelido e duro che non ha convinto più di un attento lettore, Capezzone in primis.
“Quando un uomo è un uomo d’affari, allora cerca di fare affari. Ha quindi clienti e concorrenti. Ha momenti di successo e momenti di insuccesso. Si arrischia in imprese spericolate. Guarda ai numeri a non ai criteri. Deve fare affari. Non può fidarsi troppo degli altri e sa che gli altri non si fidano troppo di lui. È un uomo d’affari e deve fare affari. Quando un uomo è un uomo politico, allora cerca di vincere. Ha sostenitori e oppositori. C’è chi lo esalta e chi non può sopportarlo. Un uomo politico è sempre un uomo di parte.
Quando un uomo è un personaggio, allora è sempre in scena. Ha ammiratori e detrattori. Ha chi lo applaude e chi lo detesta. Silvio Berlusconi è stato certo un uomo politico, è stato certo un uomo d’affari, è stato certo un personaggio alla ribalta della notorietà. Ma in questo momento di congedo e di preghiera, che cosa possiamo dire di Silvio Berlusconi?
È stato un uomo: un desiderio di vita, un desiderio di amore, un desiderio di gioia, e ora celebriamo il mistero del compimento.
Ecco che cosa posso dire di Silvio Berlusconi.
È un uomo e ora incontra Dio.”
All’Arcivescovo di Milano si potrebbe oggi replicare così, dopo un’attenta riflessione. Un uomo d’affari è anche un uomo che crea lavoro, che investe energie e le mette a frutto, che guadagna e paga l’impegno altrui. Un uomo politico non è solo un uomo di parte. Le cariche istituzionali unificano volenti o nolenti, rappresentano il bene comune e l’interesse generale. Un personaggio, come lo chiama lui, regala ilarità, catalizza l’attenzione e può veicolare contenuti in questo modo, è un artista e la vena artistica è una vocazione alta.
Come mai questi aspetti positivi non sono stati descritti? Ma ad andare in paradiso sono solo i preti e i volontari? Esiste un unico modo di dedicarsi e spendersi in modo cristiano?
Divisivo più che Berlusconi sembra il discorso. Una venatura catto-comunista si potrebbe malignamente rintracciare in quel considerare i soldi “un guardare ai numeri e non ai criteri”. Qualcosa non torna in questa descrizione rigida e priva di spirito compassionevole per qualcuno, che mira quasi a ridurre un uomo alle ‘malattie del lavoro’ che fa, più che al valore aggiunto che può apportare alla società.
Eppure Padre Pio diceva che i preti fioccavano come neve all’inferno. Deve essere più difficile di quanto si pensi essere giudicati da Dio e fare il sacerdote



