250mila dollari per farsi trascinare a 3800 metri di profondità, nel mezzo dell’Oceano Atlantico, a bordo di un sommergibile grande più o meno quanto una Panda. Non si può dire che sia mancato il coraggio – o una buona dose di incoscienza, che a volte è lo stesso – ai cinque danarosissimi turisti che ieri si sono inabissati insieme al pilota per ammirare i resti del mitico Titanic ma sono poi spariti dai radar della Guardia costiera. Le speranze di ritrovarli vivi sono ridotte purtroppo al lumicino, proprio a causa della limitatissima scorta di ossigeno stipabile in un mezzo così piccolo e alle difficoltà di effettuare operazioni di salvataggio a una tale profondità.
Il viaggio, organizzato dalla società OceanGate Expeditions, prevedeva la partenza in battello dal St. John, la principale città della provincia di Terranova, in Canada. Una volta allontanatisi di 660 miglia dalla costa i turisti sono stati calati nel sommergibile per gli ultimi 4 chilometri di viaggio, da fare tutti “in verticale”. L’escursione sarebbe dovuta durare circa otto ore, ma dopo solo 90 minuti si è capito che qualcosa non stava funzionando perché il contatto radio con il mezzo è stato interrotto. Immediata la corsa contro il tempo per salvare i viaggiatori, seguita in tempo reale da tutti i media mondiali.
Come sempre accade ogni volta che capita qualche incidente intorno al famosissimo transatlantico, naufragato nel 1912 in occasione del suo viaggio inaugurale da Southampton a New York, molti giornali non hanno resistito alla tentazione di parlare di maledizione del Titanic. Che non esiste, certo, ma è indubbio che il numero di stranezze e tragedie intorno al celebre transatlantico è davvero impressionante.
La più interessante risale al 1898. No, non ci siamo sbagliati, proprio 14 anni prima del varo della nave. Fu allora che uno scrittore oggi del tutto dimenticato, Morgan Robertson, pubblicò un romanzo intitolato “Futilità, o il naufragio del Titan”. Nel racconto di Robertson il Titan era proprio una enorme nave, descritta come la più grande mai realizzata, e soprannominata “l’inaffondabile”. Come la sua gemella reale, il Titan affonderà nel suo viaggio inaugurale andando a sbattere contro in iceberg. Le inquietanti somiglianze non finiscono qui; nel romanzo la nave si inabisserà in aprile, a circa 400 miglia dall’isola di Terranova, e molti passeggeri moriranno per la mancanza di sufficienti scialuppe di salvataggio. Esattamente come sarebbe poi accaduto.
Gli amanti delle strane coincidenze potranno citare altri fatti più o meno incredibili; secondo alcuni il Titanic fu destinato al disastro perché non venne “battezzato” al momento del varo (una pratica considerata “troppo cattolica” dai proprietari della compagnia che ne aveva finanziato la costruzione); secondo altri il suo destino sarebbe stato segnato dalla presenza a bordo del sarcofago di una sacerdotessa di Amon-Ra, trafugata e nascosta a bordo dal giornalista William Thomas Stead. Altri ancora arrivano a sostenere che il Titanic non è mai naufragato, perché quella notte del 12 aprile a scontrarsi contro un iceberg sarebbe stata la nave gemella Olympia, che aveva debuttato un anno prima sulla stessa tratta Southampton-New York.
L’incidente di oggi, che speriamo possa concludersi nel migliore dei modi, è insomma solo l’ultimo dei fatti strani o drammatici che costellano la vicenda di una nave che non smetterà mai di affascinarci, perché ha tutti gli ingredienti che rendono irresistibile una storia; il mistero, la tragedia, l’avventura.



