Emanuela Orlandi aveva 15 anni quando è sparita da Roma e da allora, tra indagini, testimonianze e varie piste seguite, resta il mistero su cosa le sia successo.
Eppure, anno dopo anno, c’è sempre un tassello in più che va a completare il gigantesco puzzle del caso di Emanuela.
Proprio qualche giorno fa il fratello, Pietro, che dall’inizio delle ricerche insieme al padre non ha mai trascurato il caso della sorella, ha rivelato che ci sarebbero nuovi elementi per una possibile svolta sulla sua scomparsa.
“Ci serve la collaborazione di persone anche che lavorano in Vaticano, che sono a conoscenza di questo fatto, che si liberino la coscienza e che abbiamo il coraggio di non rimanere nell’anonimato. Abbiamo bisogno di loro”, ha dichiarato. “Un giorno la Chiesa dovrà chiedere scusa, nessun potere, per quanto forte, potrà mai fermare la verità, anche se resterà solo una persona a difenderla”, ha concluso.
Le sue parole hanno un motivo ben preciso, perché a dicembre 2022 sono stati pubblicati due audio risalenti al 2009. Uno dei soci di De Pedis avrebbe lanciato pesanti accuse nei confronti del Vaticano, ma senza mai fare esplicito riferimento né a Emanuela Orlandi né a Mirella Gregori. Si parla genericamente di “alcune ragazze”.
Un altro tassello risale sempre al dicembre 2022 quando l’attentatore di Papa Giovanni Paolo II, Ali Agca, ha inviato una lettera al fratello di Emanuela in cui dice: “I rapimenti di Emanuela e di Gregori furono decisi dal Governo vaticano ed eseguiti da uomini del Servizio segreto vaticano vicinissimi al Papa. La trattativa pubblica era ovviamente una sceneggiata ben orchestrata da pochi alti prelati operanti all’interno dei servizi vaticani. Emanuela Orlandi era un fatto tutto vaticano ed é stata presa in consegna da alcune suore fin dall’inizio, ha compreso l’importanza del suo ruolo e lo ha accettato serenamente”.
Ma il vero punto di svolta potrebbe essere finalmente arrivato. Infatti all’inizio del 2023, dopo quarant’anni di silenzi e indagini archiviate, la magistratura Vaticana ha deciso di aprire un nuovo fascicolo sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, come deciso dal promotore della giustizia vaticana Alessandro Diddi e la Gendarmeria.
La speranza di queste nuove indagini è che possano presto fare luce su quanto accaduto a Emanuela e, forse, anche al caso di Mirella Gregori, probabilmente strettamente collegato alla sua scomparsa. È proprio grazie alla determinazione della famiglia Orlandi che il Vaticano ha deciso di ricominciare le indagini: “Si tratta di un atto dovuto dopo le denunce e le istanze presentate in questi anni dalla famiglia”, ha spiegato il promotore di giustizia vaticana.
Parallelamente anche la Procura di Roma ha aperto un’indagine sulla scomparsa della ragazza. “Dopo 40 anni non solo non è facile trovare elementi, ma nemmeno fare le pulci alle attività svolte dagli inquirenti dell’epoca perché ogni situazione, ogni indagine va contestualizzata”, aveva però dichiarato il procuratore capo Francesco Lo Voi. Ma le sue parole sono state poi contraddette dalla notizia arrivata proprio nel giorno del quarantennale della scomparsa della giovane, perché il procuratore vaticano Diddi ha confermato la presenza di carte e piste meritevoli di essere approfondite, che non sono state mai prese in considerazione.
Una cosa è certa: da quel tragico giorno del 1983 sono state esaminate innumerevoli piste, ma restano ancora molti misteri e interrogativi che avvolgono la scomparsa di Emanuela, una fra le tante altre ragazze di cui non sappiamo più nulla da decenni. Eppure suo fratello non si è mai rassegnato all’idea di averla persa, ecco perché ha sempre ribadito le sue intenzioni: “Finché non avrò un corpo, ho il dovere di cercarla viva”.



