Dossieraggio, ci risiamo: Italia in mano agli spioni?

venerdì, 4 Agosto 2023
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Dossieraggio, l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro… degli spioni? L’ipotesi su cui sta lavorando la Procura di Perugia  è roba inquietante perché coinvolgerebbe gente che lavora per la Direzione nazionale antimafia.

Il procuratore Raffaele Cantone sospetta che esista una sorta di centrale dedita a raccogliere (illecitamente) informazioni sugli affari bancari di tantissimi vip, tra politici, imprenditori, manager, personaggi dello sport. Se il sospetto fosse confermato, sarebbe una vera bomba, perché verrebbe comprovata l’esistenza di una sorta di Grande Fratello che entra di nascosto nelle vite delle persone.

L’ipotesi di dossieraggio nasce da una denuncia presentata in ottobre dal ministro della Difesa Guido Crosetto. Tutto avvenne a seguito di un articolo pubblicato dal quotidiano “Domani” (editato da Carlo De Benedetti), in cui si rivelava che il ministro, negli anni tra il 2018 e il 2021, aveva ricevuto quasi due milioni da Leonardo per la sua attività di consulente e intermediario, attività svolta prima di entrare al governo. Nulla di irregolare, ma il giornale diretto da Stefano Feltri sostenne che esisteva un conflitto di interessi. Come fece “Domani” a venire in possesso di notizie tanto riservate? Crosetto non stette a pensarci su due volte. E partì subito all’attacco. «A seguito della pubblicazione di miei dati personali e non pubblici, accessibili solo da parte di persone autorizzate, ho deciso di sporgere una querela alla Procura di Roma per capire come fossero stati recuperati».

Dalle indagini è poi risultato che, proprio qualche giorno prima la pubblicazione dell’articolo su Crosetto, un maresciallo della Guardia di Finanza aveva compiuto una ricerca sul ministro nella banca dati della Direzione nazionale antimafia. Va detto che in quell’archivio elettronico finiscono tutte le segnalazioni delle banche (esiste in tal senso un obbligo di legge) per le transazioni dei loro clienti dall’apparenza anomala, ma che, in realtà, anomale non lo sono quasi mai, trattandosi semplicemente di operazioni non abituali per il correntista oppure di transazioni che eccedono una certa cifra. Comunque sia, parliamo di operazioni da tenere riservate perché riguardano la vita privata e lavorativa delle persone.

Il sospetto di un dossieraggio su larga scala è nato quando si è scoperto che analoghe ricerche nella banca dati della Direzione antimafia sono state compiute negli ultimi anni nei confronti di centinaia di altri personaggi, più o meno noti, più o meno pubblici. Tutte queste indagini non erano giustificate da alcuna richiesta dell’autorità investigativa né sono state accompagnate da alcuna relazione. Perché sono state compiute?

A quel punto qualcuno si è ricordato che sospette rivelazioni sui conti economici di personaggi come Matteo Renzi, Giuseppe Conte, Rocco Casalino, Francesco Totti erano finite su alcuni quotidiani già nel 2020. Anche in questo caso si è trattato di dossieraggio? Lo stabiliranno gli inquirenti.

Certo è che la pratica del dossieraggio è una brutta (e vecchia) abitudine dei servizi e degli apparati  che agiscono in Italia. È rimasta tristemente famosa la storia dei fascicoli riservati su politici, militari, intellettuali, ecclesiastici preparati dal Sifar (il nostro vecchio servizio segreto) tra gli anni Cinquanta e Sessanta. All’epoca il dossieraggio poteva essere motivato dalle esigenze della guerra fredda, della lotta interna tra (e dentro) i partiti oppure da meno nobili intenzioni ricattatorie.

Oggi si può più verosimilmente trattare di una sorta di mercato delle informazioni private e riservate (il grande business dei nostri tempi). Ma non è esclusa l’influenza di centri di potere più meno occulti. In ogni caso, è facilissimo per tutti finire nel mirino degli spioni. E non è confortante apprenderlo.

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