Attenta Giorgia, da sola non puoi farcela

martedì, 15 Agosto 2023
4 minuti di lettura

È vero che Giorgia Meloni fa di tutto per farci dimenticare la sua vicinanza, passata e presente, alla galassia di estrema destra, però è difficile in questi giorni pensare per lei a un motto più adatto del fascistissimo “Molti nemici molto onore”. In questi mesi le mosse della premier in economia sembrano infatti aver infastidito tutti; alleati di governo, poteri più o meno forti, amministratori locali e ovviamente l’opposizione. Un esercito di avversari che, se questo autunno decidesse di infastidire il governo, potrebbe davvero creare problemi. Ma andiamo con ordine.

Banche in rosso (di rabbia)

Il nemico più temibile è anche quello che, finora, è rimasto maggiormente silente, ovvero quelle banche che si sono viste appioppare senza essere state neanche avvisate una bella tassa sugli extraprofitti ottenuti grazie agli aumenti dei tassi d’interesse decisi a Francoforte. Se la norma in sé non è del tutto insensata, la modalità ha lasciato molto a desiderare. Comunicare una cosa del genere appena prima di chiudere il Parlamento per ferie e senza spiegarla adeguatamente (l’annuncio è stato fatto dal ministro delle Infrastrutture Salvini, non da quello dell’Economia Giorgetti), ha causato un crollo in Borsa costato 9 miliardi di capitalizzazione, per fortuna in parte recuperati nei giorni seguenti. La Meloni ha insomma ceduto al fascino oscuro della mossa demagogica, perché a prendersela con le banche qualche voto in più lo si raccoglie sempre, ma fare la guerra a chi fornisce il credito alle aziende alla vigilia di una quasi certa recessione non è certo una mossa geniale.

L’ira di Tajani

E infatti la mossa non è piaciuta per niente a Forza Italia, che essendo emanazione più o meno scoperta della famiglia Berlusconi è pure sensibile alle condizioni di salute di Mediolanum. Il segretario Tajani non l’ha mandata a dire, e in un’intervista al Foglio si è augurato che “una cosa come quella avvenuta con la norma sugli extraprofitti delle banche non accada più. Le cose potevano essere fatte meglio, ora dobbiamo preservare la nostra credibilità internazionale e rassicurare gli investitori”. Il vicepremier è furioso anche per non essere stato consultato; la Meloni ha deciso tutto con la Lega, di fatto segnalando che nella maggioranza esistono partner più e meno importanti. Non un bel segnale da lanciare a un partito che ha evidentemente più da spartire con Azione e Italia Viva che con Fratelli d’Italia.

Bonaccini sedotto e abbandonato

Nei giorni successivi alle terribili alluvioni che hanno messo in ginocchio mezza Emilia Romagna la Meloni era stata attenta a farsi fotografare sorridente e affiatata con il governatore Bonaccini, appena sconfitto dalla Schlein nella lotta per la segreteria del Pd e quindi avversario cui sarebbe stato bene dedicare qualche attenzione. E la premier sembrava veramente interessata a concedergliene, assegnandogli il ruolo di commissario alla ricostruzione, che però alla fine è andato al generale Figliuolo (ma non si era detto di darci un taglio con gli uomini di fiducia di Draghi?). A imporre il veto è stato il sempre più coccolato Salvini, che però ora dovrà aiutare la Meloni a gestire la ricostruzione avendo contro un presidente di regione a questo punto furioso. Non è un caso che il giorno del ricordo dell’eccidio di Stazzema Bonaccini abbia lanciato due pesantissime bordate contro il governo: prima prendendosela con il presidente del Senato (e compagno di partito della Meloni) Ignazio La Russa, etichettato come “inadeguato al ruolo che ricopre” in quanto “si vanta di esporre con orgoglio in casa cimeli fascisti”, poi ricordando che “Gli unici contributi per l’alluvione li ha dati la Regione”.

 

Sindaci lasciati a piedi

Un governo con dentro la Lega dovrebbe essere per definizione un governo amico degli enti locali, ai quali lo Stato dovrebbe lasciare sempre più iniziativa (e fondi). Sul Pnrr però la Meloni ha adottato un approccio opposto, esautorando i Comuni e togliendo loro miliardi di euro nel corso della rimodulazione del Piano. Il ministro Fitto si è affannato ad assicurare che le opere finanziate fin qui andranno avanti e saranno completate, ma la Meloni non ha ammorbidito troppo i toni spiegando che “temi come i mille euro sulla piccola ringhiera sono incompatibili con i grandi obiettivi strategici e di infrastrutture previsti dal Pnrr”. Lasciando senza risposta soprattutto i comuni del Sud, soprattutto quelli che sorgono nei territori più disagiati, che puntavano molto su alcuni progetti quasi pronti a partire e che ormai sono destinati a restare sulla carta.

L’idillio già finito con Landini

Ve lo ricordate quanti sopracciglia aveva fatto alzare a sinistra il lìder maximo del sindacalismo italiano? Subito dopo la vittoria elettorale del centrodestra aveva detto che in quanto capo della Cgil era pronto a parlare con tutti e quindi anche con Giorgia. Qualche mese dopo l’aveva addirittura invitata a parlare al congresso della Cgil, sfidando le ire dei vecchi iscritti. Di questo rapporto speciale ora non resta nulla; inascoltato sul reddito di cittadinanza e sul salario minimo, Landini ha annunciato un ottobre di scioperi e manifestazioni contro la prossima Legge di bilancio. Se è vero che finora la Cisl non si è associata al barricaderismo di Landini, di sicuro la Meloni ha perso il prudente appoggio del mondo del sindacalismo, tornato acerrimo nemico dei governi di centrodestra. Un nemico che a gente coriacea come Berlusconi seppe lasciare parecchi lividi.

La grande sfida

Non si può insomma accusare la Meloni di timidezza; sta prendendo tante decisioni difficili dimostrando di avere intenzione di imprimere un segno riconoscibile col suo esecutivo. Ma se vuole affrontare con serenità il difficilissimo 2024 che l’aspetta farà bene a portare dalla sua parte quanta più gente possibile. La recessione europea, ormai quasi certa, è una sfida enorme grande per un paese iper indebitato come il nostro; quando l’affronteremo sarà bene remare tutti dalla stessa parte; banche, lavoratori, sindacati e opposizione comprese.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.