Ustica, Amato vs Parigi. Perché solo ora? Il sospetto…

domenica, 3 Settembre 2023
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Ustica, il mistero della strage del 27 giugno 1980 è “svelato” da Giuliano Amato, ex premier ed ex presidente della Corte Costituzionale, in una rumorosa intervista a “la Repubblica”: il DC9 dell’Itavia non esplose per una bomba all’interno, ma per un missile sparato da un caccia francese nel corso di una battaglia aerea nei cieli italiani.

Le virgolette sono d’obbligo perché il primo a rivelare la “pista francese” fu in realtà, nel 2008, l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga. L’aereo civile italiano fu abbattuto – così disse allora il presidente emerito- da un missile a “risonanza” partito da un Mirage decollato dalla portaerei Clemenceau. Le dichiarazioni di Cossiga non ebbero -caso davvero strano- grandi ritorni politici, di stampa e di opinione pubblica. Va però detto che negli anni successivi s’è sviluppata una fiorente letteratura d’inchiesta sulla tragedia di Ustica, tutta una serie di libri-verità che hanno sempre indicato nei francesi i principali responsabili di quanto avvenne nei cieli italiani nell’estate di 43 anni fa.

Va anche precisato che il primo ad adombrare la responsabilità dei francesi non fu neanche Cossiga bensì il giudice Rosario Priore, titolare dell’inchiesta sulla strage di Ustica, in una intervista rilasciata nel 2007 ad Andrea Purgatori.

La tesi è che il bersaglio dei francesi (coadiuvati dalle forze Nato) fosse il dittatore libico Muammar Gheddafi che sarebbe dovuto passare, in quella tragica sera d’estate, sui cieli italiani di ritorno dalla Jugoslavia.  L’uomo forte di Tripoli fu avvertito all’ultimo momento della trappola, per cui l’aereo su cui viaggiava tornò indietro. Francesi e forze Nato si ritrovarono quindi solo il Mig libico di scorta al velivolo di Gheddafi e, pensando erroneamente che fosse l’aereo su cui viaggiava il dittatore, spararono il missile. L’ordigno colpì il DC9 perché il pilota libico s’era messo sulla scia radar dell’aereo italiano per sfuggire alla caccia nemica. Per tragica fatalità, l’ordigno colpì il bersaglio sbagliato mietendo 81 vittime innocenti.

Amato non dice, in sostanza, alcunché di nuovo. L’unica “notizia” fornita dall’ex premier è che, ad avvertire Gheddafi, sarebbe stato Bettino Craxi, nel quadro della politica filo-araba perseguita dal leader socialista nel Mediterraneo. Senonché l’affermazione di Amato è stata subito smentita dal figlio dello statista, Bobo Craxi, il quale ha ricordato che, sì, il padre avvertì il dittatore libico di un pericolo, ma ciò avvenne nel 1986 (e non nel 1980) cioè quando Bettino era presidente del Consiglio e quando il presiedente americano Ronald Reagan stava preparando il bombardamento di Tripoli e Bengasi, come ritorsione agli attentati terroristici finanziati dai libici. In effetti, a ben vedere, nel 1980 Craxi era “solo” un leader di partito e poteva non avere accesso alle informazioni riservate che invece era in grado di acquisire come presidente del Consiglio, carica che appunto ricopriva sei anni dopo la strage di Ustica. Ma tutto è naturalmente possibile.

Il problema a questo punto è capire perché Giuliano Amato le sue “rivelazioni” le faccia 43 anni dopo la tragedia. Certo, meglio tardi che mai. Ed è altrettanto certo che l’autorevolezza del personaggio offra il giusto riconoscimento morale a quanti, in tutti questi anni, si sono battuti per la verità (a partire da Purgatori), andando contro il muro di menzogne alzato dai vertici militari italiani: prima la spiegazione del “cedimento” strutturale del velivolo dell’Itavia e poi la tesi delle bomba che esplose all’interno dell’aereo. Tutto questo per celare la tremenda verità dell’abbattimento di un aereo civile italiano da parte di un Paese alleato con la complicità delle forze navali americane nel Mediterraneo.

Ma si rimane comunque un po’ sconcertati dalla tempistica scelta dall’ex presidente del Consiglio. Perché solo ora Amato s’è deciso a parlare di Ustica, senza peraltro dire (a parte la chiamata in causa di Craxi) alcunché di inedito, ma facendo, in sostanza, solo un gran baccano? Ecco, la risposta sta forse in questo “baccano”, in questo clamore anti-francese suscitato in un momento particolarmente delicato dei rapporti tra Roma e Parigi, un momento di apparente calma dopo le furiose polemiche dei mesi passati. A che cosa serve alzare clamorosamente il dito contro la Francia se non a creare problemi a Giorgia Meloni e al governo in un momento di faticosa ricucitura di rapporti e mentre i due Paesi “cugini” tentano di concordare una posizione comune sul tema, spinosissimo, della revisione del patto di stabilità?

Guardacaso, l’intervista-bomba di Amato è uscita su “la Repubblica”, cioè sul giornale che di fatto sta guidando l’opposizione al governo Meloni e che quotidianamente invia munizioni propagandistiche a Elly Schlein e ai suoi compagni. Grande evidenza in prima pagina e un titolone che sarà andato sicuramente di traverso all’ambasciata di Francia a Roma, al Quai d’Orsay e pure all’Eliseo, visto che è stato chiamato in causa anche il presidente: «Ecco la verità su Ustica. Macron chieda scusa».

Insomma, una trappola davvero ben confezionata. Nella quale però Giorgia Meloni non è caduta. La sua risposta è stata un capolavoro di prudenza: «Se Amato ha nuovi elementi, li metta a disposizione». Sulla stessa linea Antonio Tajani: l’ex premier «parla da privato cittadino».

Ci viene da notare, a chiosa, che Amato ha 85 anni ed è evidentemente portato ad abbandonarsi alle dichiarazioni più imprudenti. Ci inquieta solo il pensiero che, in passato, è stato a lungo indicato come possibile presidente della Repubblica. Non sarebbe stato proprio il massimo, per l’Italia, ritrovarsi con un capo dello Stato che si teneva dentro segreti “scottanti” per poi farli esplodere quando lo riteneva conveniente.

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  1. Queste “sparate” ormai non scandalizzano più le persone sane di mente, piuttosto aggiungono prove a convalida della loro inattaccabile vigliaccheria, tanto quanto la criminalità dei vertici delle noste Forze Armate (si sono mosse per istruirci durante le stragi virali che faceva COVID? Nemmeno…), Servizi segreti e principali “alleati” NATO…
    Il caso USTICA resta un emblema di come ci si possa arrivare nel tempo: è una piramide di atti davvero mafiosi a cascata, che si erge nella storia dei popoli come lapide della verità e dei principi democratici.

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