Hamas, che cos’è e perché è così feroce con Israele

lunedì, 9 Ottobre 2023
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Hamas, da dove viene la ferocia anti-israeliana dei suoi militanti? Il problema è che, da almeno 35 anni, tutte le nuove generazioni di palestinesi crescono con il marchio dell’odio nel cuore.

Hamas, che in arabo vuol dire “zelo” (al di là dell’acronico di Movimento di resistenza islamica), nasce nel 1988 in contrapposizione all’allora declinante leadership di Yasser Arafat e all’egemonia della sua “laica” Olp, accusata dai palestinesi oltranzisti di cercare la pace con gli israeliani e di volerne riconoscere lo Stato.

Non si comprende la ferocia delle immagini di questi giorni, con l’immane crudeltà dei civili israeliani trucidati e dei corpi dei soldati  esposti in “trofeo”, se non riandiamo al processo di radicalizzazione delle masse palestinesi che dura da oltre tre decenni e che trova appunto in Hamas la sua più compiuta espressione militare e politica. Il risveglio politico dell’islam e la rabbia dei ragazzi cresciuti nei territori occupati (gli “shebab”, lanciatori di pietre, protagonisti della prima Intifada del 1987) trovano il loro punto di incontro proprio in questa organizzazione, che per certi versi sembra inverare la previsione della “nuova generazione coranica” a suo tempo lanciata dall’egiziano  Sayyid Qutb, uno dei teorici  dell’integralismo islamico fatto giustiziare nel 1967 dal “laico” Gamal Nasser.

Nel corso di tutti questi anni, Hamas ha scatenato almeno sette “guerre” contro Israele, la più cruenta delle quali, nel 2014, con un potente lancio di razzi cui seguirono i raid dell’aviazione con la stella di David.

Oggi ci troviamo davanti a un indubbio salto di qualità. Non era mai accaduto, finora, di assistere all’esibizione di una così vasta e potente capacità di organizzazione militare, con il lancio di almeno duemila razzi in poche ore dalla striscia di Gaza e alle incursioni in territorio israeliano, con i massacri dei civili e la cattura degli ostaggi. Lo stratega di un simile pandemonio è indicato in Mohammed Deif, primula rossa del terrorismo palestinese nonché capo militare di Hamas (il capo politico è Yahya Sinwar, a cui pare sia affidata la sorte degli ostaggi).

Nell’azione di Deif si intravede il chiaro obiettivo di aggregare tutta l’ostilità anti-israeliana  diffusa anche fuori dai palestinesi. La bestiale propaganda dello scempio dei cadaveri israeliani sembra diretta più a fare proselitismo che non a terrorizzare gli  avversari.

Più complesso è il discorso degli appoggi internazionali di cui può aver goduto Hamas per lanciare l’offensiva di questi giorni. Si è parlato dell’Iran come pure degli Hezbollah, l’organizzazione libanese collegata a Teheran. Una forma di assistenza militare da parte iraniana ci sarà sicuramente stata (si è parlato anche della fornitura ai palestinesi di missili di nuova generazione da parte del regime dei mullah). Ma nulla autorizza al momento a pensare a un legame più profondo e strategico, non fosse altro perché gli iraniani sono musulmani sciiti mentre invece i militanti di Hamas sono sunniti. Non per niente l’organizzazione fu fondata dallo sceicco Ahmad Yassim, esponente di spicco dei Fratelli musulmani, storico sodalizio integralista di ispirazione sunnita e il cui ideologo fu appunto Sayyid Qutb.

Da quelle parti, insomma, certe differenze religiose hanno un peso tutt’altro che trascurabile. Né va dimenticato che, finora, i finanziamenti ad Hamas sono arrivati dalla penisola arabica, in particolare, sembra dal Qatar.

In ogni caso, l’odio dei palestinesi islamisti per Israele è connaturato e genetico. Così recita un passo della Carta di Hamas del 1988: «Non vi sarà soluzione alla causa palestinese se non attraverso il Jihad. Quanto alle iniziative, alle proposte e alle altre conferenze internazionali, non si tratta che di perdite di tempo e di attività  inutili». Le colombe della pace, nei territori controllati da Hamas, se mai sono nate, sono morte da parecchio tempo.

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