Nelle ultime ore i nomi di 4 giocatori di serie A sono stati coinvolti da un’inchiesta giudiziaria che non sembra presentare una novità assoluta nel mondo del calcio, ma solo l’ennesimo caso di illecito calcio scommesse.
Ripercorrendo la storia di questo fenomeno, il pensiero torna al 1980, con quello che verrà poi rinominato “Totonero”.
Il 23 marzo, 12 giocatori finiscono in manette a seguito di un’indagine degli inquirenti per un giro di scommesse illegali organizzate da due romani: Alvaro Trinca, proprietario di un centralissimo ristorante molto frequentato dai giocatori della serie A, e Massimo Cruciani, commerciante di ortofrutta.
I due, sommersi dai debiti derivanti da scommesse sbagliate, avevano infatti deciso di rivelare il giro di malaffare agli inquirenti.
Tra i giocatori coinvolti emersero i nomi di Bruno Giordano, Enrico Albertosi, Lionello Manfredonia, Vincenzo D’Amico, Paolo Rossi e Carlo Petrini, oltre al presidente del Milan Colombo e ad alcuni dirigenti. Seppure al tempo non era ancora previsto il reato di frode sportiva, introdotto solo nel 1989, determinando l’assoluzione dei calciatori, essi furono sospesi a livello sportivo per mesi, ed in alcuni casi, per anni. Squadre come il Milan e la Lazio furono inoltre retrocesse in serie B.
Solo 6 anni più tardi, nel maggio del 1986, scoppia un nuovo caso di calcio scommesse, che anche stavolta non determinerà tanto l’arresto degli imputati, quanto più “l’arresto”, seppur spesso momentaneo, di molte giovani carriere calcistiche. Anche le squadre coinvolte vengono pesantemente sanzionate: il Perugia, la Cavese e il Vicenza vengono retrocessi, mentre Lazio, Cagliari e Palermo assistono impotenti alla sottrazione di alcuni punti.
Pesanti anche le squalifiche che da pochi mesi raggiunsero più di tre anni per alcuni dei dirigenti coinvolti.
Con il nuovo millennio, ad insospettire è la partita Atalanta-Pistoiese, del 20 agosto del 2000. insolito, infatti, il numero eccessivamente alto di puntate su risultati specifici.
Nonostante i soggetti coinvolti siano stati penalmente prosciolti, nel 2012 uno dei giocatori di quella partita, Cristiano Doni, ha rivelato a “La Repubblica” e a “La Gazzetta dello Sport” che “era truccata anche la partita con la Pistoiese di Allegri nel 2000, però venimmo assolti”.
È nel 2006, tuttavia, che scoppia la madre di tutte le inchieste di corruzione calcistica, quella che verrà poi ricordata come “Calciopoli”, in riferimento all’inchiesta giudiziaria di “Tangentopoli” che decreterà la fine della prima repubblica.
Poco dopo la vittoria italiana dei mondiali in Germania, diverse società professionistiche tra cui Federcalcio Italiana, Associazione Italiana Arbitri, Lega Nazionale Professionisti, alcuni dirigenti ed arbitri finiscono nell’occhio del ciclone.
Gli atti derivanti dall’inchiesta del procuratore Raffaele Guariniello vennero inviati alla FIGC, poiché ritenuti rilevanti dal punto di vista disciplinare, per presunti episodi di corruzione legati a giocatori ed arbitri.
Tra i nomi più noti emergono quelli del designatore arbitrale Pierluigi Pairetto, del Direttore generale della Juventus Luciano Moggi e dell’amministratore delegato Antonio Giraudo.
Il vicepresidente della FIGC Innocenzo Mazzini e il presidente Franco Carraro decisero di rassegnare le dimissioni.
Il numero complessivo degli indagati salì a 41 persone, di cui 13 per “associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva”, 24 per “frode sportiva”, 2 per “violazione del segreto d’ufficio” e i restanti per “peculato”.
le squadre coinvolte furono quattro: Milan, Fiorentina, Lazio e Juve, quest’ultima ritenuta colpevole del maggior numero di illeciti, e pertanto condannata alla revoca del titolo di “campione d’Italia 2004/2005” e alla retrocessione in serie B.
Nel 2011, dopo una revisione delle intercettazioni del 2006, è stata poi contestata ad Inter e Livorno la violazione dell’articolo 6 dell’allora Codice di Giustizia Sportiva e al Brescia, Cagliari, Chievo, Empoli, Palermo, Reggina, Udinese e Vicenza, la violazione dell’articolo 1, con relative sanzioni.
Cronaca di questi giorni, infine, quanto riportato a seguito di alcune indagini su piattaforme di scommessa illegali.
In questo contesto sarebbe emerso il nome del centrocampista juventino Nicolò Fagioli, che avrebbe ammesso le proprie responsabilità autodenunciandosi e consegnando il proprio cellulare all’autorità giudiziaria. Sul dispositivo sarebbero poi state individuate delle conversazioni con una decina di altri giocatori della serie A riguardanti scommesse illegali, tra questi comparirebbero Nicola Zalewski, Sandro Tonali e Nicolò Zaniolo.
Questi ultimi due, impegnati negli allenamenti della Nazionale a Coverciano, sarebbero stati sentiti dalle forze dell’ordine, per poi fare ritorno verso casa.
Ferma restando la presunta innocenza di tutti i soggetti coinvolti fino a prova contraria, il timore rimane quello che, ad attrarre i giocatori, ancora una volta sia stato il verde dei soldi, più che quello del campo da calcio.



