Il conflitto tra Israele e Hamas infuria violentemente da giorni, ma non sono chiare le ragioni effettive di questo nuovo conflitto, che rischia di inghiottire il mondo intero in un gorgo di violenza e distruzione. Come sempre lo Speciale vuole, ove possibile, fare chiarezza.
La scaturigine del conflitto
La storiella che il Mossad si sarebbe distratto, omettendo di rilevare i preparativi di Hamas e che l’esercito israeliano si sarebbe lasciato cogliere impreparato, non è assolutamente credibile. Ci sono troppi primati. Il Mossad è il servizio di intelligence più potente del mondo e la frontiera Gaza/Israele la più sorvegliata del pianeta. Perciò è chiaro che Israele ha permesso ad Hamas di scatenare la propria crudele offensiva ai danni di coloni e militari israeliani. Perché? Cosa si ripromette Netanyahu, qual è il suo vero gioco? E’ troppo facile pensare che Netanyahu – essendo in gravissima difficoltà sul fronte interno a causa del sollevamento popolare contro la sua riforma della giustizia – abbia provocato la guerra con Hamas per rinsaldare il proprio potere mediante un governo di unità nazionale. No, le cose non stanno così. Un simile conflitto, che rischia di far saltare l’intero Medio Oriente e conseguentemente il mondo intero non si scatena per uno scopo così modesto. Ci sono questioni molto più rilevanti. Una fra tutte: la guerra in Ucraina, che l’Occidente ha già irrimediabilmente perso. E’ notizia di questi giorni: mentre la controffensiva ucraina si è fermata, l’esercito russo è passato a sua volta all’offensiva su tutta la linea del fronte e sta sbaragliando l’esercito di Kiev (quel poco che ne rimane). E allora all’Occidente serve una guerra più grossa, più cruenta, che possa far dimenticare quella russo-ucraina e coprire con una foglia di fico il disastroso insuccesso militare della Nato. Ecco dunque che il conflitto tra Israele e Hamas serve allo scopo.
Purtroppo, non si tratta soltanto di questo, Israele vuole ristabilire nuovamente il predominio occidentale, ma soprattutto degli Stati Uniti, sul Medio Oriente. Negli ultimi anni, infatti, gli Usa in Medio Oriente hanno pesantemente perso terreno, mentre Russia e Cina sono avanzate. Dal fallito rovesciamento di Al Assad in Siria, all’Arabia Saudita che ha voltato le spalle al petrodollaro, accettando dalla Cina pagamenti in yuan. Poi è stata la volta dei cd. “accordi di Abramo” – patrocinati dagli Stati Uniti per la riconciliazione di Israele con i paesi arabi – che stentano a decollare in un quadro di sempre maggiore diffidenza da parte di Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, etc.. Da ultimo, la ripresa delle relazioni diplomatiche fra Arabia Saudita e Iran – nemico giurato di Israele – ha dato il colpo di grazia alla strategia mediorientale statunitense. Se, però, Usa e Israele pensano di eliminare facilmente Russia e Cina dal Medio Oriente si sbagliano di grosso. Ci sarà da combattere. La terza guerra mondiale si avvicina.



