In Italia li chiamano ‘sfiancati’… per distinguerli dai loro genitori, i cosiddetti Millennials, i quarantenni di oggi, passati alla storia nel nostro Paese con gli appellativi non troppo corroboranti di ‘sdraiati, o ‘bamboccioni’… stiamo parlando dei loro figli, la cosiddetta generazione Z… purtroppo, non se la stanno passando troppo bene… è di loro che ci occupiamo ora, senza alcuna pretesa di esaurire il complesso argomento… BUONA LETTURA…
Perché i ventenni di oggi – soprattutto in Nordamerica – vanno pazzi per Miffy?
Per chi si trovasse sprovvisto di figli o nipoti piccini, Miffy è un bianco e asettico coniglietto, del tutto privo di colore e spessore. Scarsamente provvisto di mimica facciale e dunque di emozioni – se le ha né le mostra né le dimostra – va alla grande tra i bimbi dai due ai sei anni. Nelle sue variate declinazioni: bambolotto morbido, cuscinetto copertina, soave abat-jour notturna, et cetera. Ma recentemente – ha visto i natali in Olanda nel ’55 – sta registrando un successo macroscopico e impreveduto tra i ventenni di tutto il mondo. Nordamericani in particolare. Insomma, si sta rivelando una ghiotta coperta di Linus anche per tanti e tanti esponenti della cosiddetta ‘generazione Z’.
I giovani Z: chi sono costoro? A tale lodevole interrogativo cerca in qualche modo di dar risposta un documentario in sei episodi, di recente apparizione su Raiplay, e che porta appunto il titolo ‘generazione Z’.
Piuttosto frammentario – a tratti addirittura carente – rappresenta però (insieme all’ottimo studio ‘Schermi futuri’, di Crepet) quanto di meglio offre l’Italica Piazza circa ‘il caso’ in oggetto. Perché non sono solo giovani. Vale a dire frutti deliziosamente asprigni, destinati col giusto tempo a farsi dolci e succosi, come la demodée Mamma Natura aveva per secoli e secoli amorevolmente predisposto. Gli Zeta di naturale hanno ben poco. Per chi ha a che fare quotidianamente con loro – insegnanti, datori di lavoro e cosi’ via – sembrano sempre più rappresentare una sorta di ‘caso’ umano. Qualche giorno fa un amico editore, esasperato per le tragiche falle culturali di alcuni suoi dipendenti Zgen, di recente reclutati per il varo d’una nuova collana ‘young oriented’, ha avanzato l’ipotesi alla Matrix di avere a che fare con esseri ibridi, extraumani. Sorta di megacellulari travestiti da ragazzi. ‘Internet è la grande mammella. Attingono tutto da lì. Gli stacchi la spina, e non sanno più nulla. Non sono più nulla. Non pensiero, non memoria. Pazzesco.’
Analogo sconforto, sia pur relativo a contesto diversissimo, esprimeva questa sera una delle proprietarie della mia palestra, al tempo stesso validissima istruttrice. ‘Questi di ventanni? Si iscrivono, non ce n’è uno che si degni di consultarci sul percorso di allenamento più valido per il loro fisico, smanettano sul telefonino e prendono tutto da lì. Una ha un serio problema di scoliosi, ma non c’è verso di farle capire che col bilancere pesante e non tarato per lei si squilibrerà ulteriormente. Il telefonino non glielo dice e lei aumenta i pesi.’
Ma non saltiamo subito alle scorate conclusioni. Partiamo dalle coordinate anagrafiche, dalla base insomma. Gli Z ( nati negli ultimi anni del secolo scorso) sono gli immediati successori dei Millennials (nati tra ‘80 e ‘94). Rappresentano il 15% della popolazione italiana, meno cioè dei Millennials che coprono il 17,3%. Prima di loro troviamo la generazione X ( ‘65/‘79), che si ritaglia una fetta del 23,6%, battuti (tutti quanti) dai pervicaci Boomers (1946/1964), che coprono il 24,3%.
Posta in questi orrifici e restrittivi termini, la classificazione fa tanto scaffalature di ‘vini d’annata’. O, peggio, collezione di coleotteri e farfalle (ex magnifiche), trafitti da spilli e inchiodati sottovetro. Ovvio rilevare che parliamo di faccenda assai più complessa. Le finestre cronologiche servono solo per un primo, superficiale ( ma utile) approccio. È un po’ come baloccarsi col solo segno solare, e pretendere che da solo contenga la Bibbia d’un profilo umano. L’astrologo esperto inorridirà (e farà bene). Anche se la posizione del Sole in un tema natale rimane fattore per nulla trascurabile. Il riferimento all’astrologia, pseudoscienza di terrificante longevità – ci accompagna da circa 28.000 anni – in qualche modo fa da contrappeso alle acque perturbate in cui ci stiamo ingegnando di nuotare.
Ma torniamo alla nostra farfalla sottovetro: l’abbastanza irrivelata (al momento) Generazione X.
Osservo, nel documentario, una spigliata e inventiva insegnante di anni 29 alle prese con una classe Z. Ci troviamo al secondo anno in un liceo linguistico di Imola. La differenza tra lei – una ‘millennial’ – e le sue Zetalunne è sicuramente vistosa. Nella docente vibra una costante inclinazione al sorriso, all’eloquio fluido, sotto al quale s’intravede una divertita intelligenza. Il tutto accompagnato da un uso spontaneo e vivacissimo della mimica facciale. I giovani volti delle sue pur gentili e attente allieve appaiono, rapportati al suo, blandamente svalvolati, immersi in una sorta di rigido sbalordimento prenatale. Se interrogate, le fanciulle rispondono. Non immediatamente, però. L’autostrada pensiero-labbra sembra in qualche modo super trafficata, intasata. Comunque, rispondono. Né intelligenti né sgrammaticate. Vocine piatte, educate, amorfe. Concetti semplici, poco articolati ma corretti. Mimica facciale ridotta a zero. Sorridono raramente, battono ancor più raramente le palpebre, motori al minimo dei giri, da tutto l’insieme trasuda un che di meccanico, di artificiale. In qualche modo apparentate ai celeberrimi automi del nipponico Ishiguro. In particolare a Erica, l’automa femmina che pare si sia dimostrata all’altezza di condurre un TG. Ma che, nonostante questo strepitoso traguardo, appare comunque rigida, atona in viso, in qualche modo spettrale, nonostante il fard rosato sulle guancette di silicone. A dispetto dell’IA che la fa rispondere alle vostre domande – dopo taluni secondi d’attesa, va detto – in modo garbato e del tutto generico. Come queste studentesse, appunto.
‘A volte uno si sente incompleto, ed è solo giovane’. Com’è stato generoso, Calvino, a dirlo. Generoso e giusto.
Non sarà il caso anche di queste nostre irrigidite farfalle?. Forse. Cerchiamo di risalire alle cause di questa atonia cerebro-emozionale.
Ogni generazione ‘giovane’ ha vissuto la sua, di incompletezza.
La Z, si dice, è nata col telefonino in mano. Fuor di metafora, c’è da dire che il telefonino qualcuno gliel’avrà pur comprato e messo nella culla. Lo stesso qualcuno, tanto per dirne una, che attraverso la minacciosa imposizione del registro elettronico a scuola ha diritto d’accesso, in tempo reale, ai voti dei professori. All’ignominia di un’insufficienza. Mi riferisco, insomma, ai Genitori.
‘Per favore, prof – chiedono le nostre smarrite farfalle – non li carichi oggi, i voti. Magari aspetti un giorno…’. E nel chiederlo, guarda un po’, i loro visi si animano. Non hanno più quel sapore di silicone, di Erica. Perché contattano al di là dell’acquario virtuale, che è la loro amniotica, superconfortevole ( e ipertossica) acqua di coltura, lo choc di un evento fisico. L’incontro, a casa, col genitore giudicante. Severo, indulgente o annoiato/disinteressato che sia, questo referente sarà lì, in carne e ossa. E non potranno appellarsi alla Rete sul come far fronte. ‘In qualche modo è come se fossero disincarnati’, dice una ricercatrice universitaria, titolare d’un corso in inglese su ‘teoria del paesaggio contemporaneo’ alla Facoltà d’Architettura di Roma. ‘E’ come se non avessero una reale conoscenza del mondo fisico. Hanno un’esperienza del tutto digitale, quando li si prende e li si porta nel mondo fisico per loro è quasi un’epifania.’
Epifanìa che, infaustamente, assai spesso può tradursi in catastrofe.
‘Studentessa di 19 anni si suicida nella sua Università: la mia vita è un fallimento’
‘20 anni. È il più giovane laureato d’Italia.’
‘ Studente trovato morto: da mesi non dava esami.’
‘ Gemelli laureati insieme. Il segreto? Una sana competizione.’
‘Si suicida all’Università: aveva mentito alla famiglia. Da mesi non dava esami.’
‘ 23 anni e già medico: “Per me il sonno è tempo perso”. ’
‘Studentessa di 19 anni si suicida nella sua Università: la mia vita è un fallimento’.
L’elenco potrebbe continuare. E a lungo, tragicamente. L’emergenza suicidi al di sotto dei 24 anni è reale. 200 all’anno in Italia. E in rapido aumento. Un piccolo esempio: a Padova, nei primi sei mesi del 2023 si sono registrate 3700 richieste d’aiuto a ‘Telefono amico’ da parte di ragazzi fortemente tentati di farla finita. Rispetto all’anno precedente un aumento del 37%. Sicuramente in stretta correlazione con le irrealistiche pretese di olimpioniche performances, da cui la Zgen si sente perseguitata. Dai genitori, dai social e da se stessa. Insalubri, oltre che irrealistiche.
Diciamocelo francamente: voi affidereste la vostra delicata ed elusiva salute a un medico survoltato di 23 anni per il quale ‘il sonno è tempo perso’? Ammesso di trovarlo ancora in camice e in vita. Perché, come ci ricorda correttamente la Treccani, le lampade che vengono alimentate a una tensione più elevata di quella normale, emettono sì una luce intensa e quasi bianca, ma hanno durata notevolmente ridotta rispetto alle loro colleghe, alimentate a tensione normale (220 v). Quelle più forzate non superano le due ore. Addio, medico prodigio. E ben arrivato, Miffy. Ora possiamo capirti meglio. È vero che non sai niente e che non sai di niente. Ma è proprio questa assenza, questa totale neutralità circa il pensare e il sentire, quest’impagabile ‘vuoto’ a fare di te un’insostituibile creaturina Zen.
Anch’io, credo, se avessi ventanni oggi vorrei averti accanto a me sul cuscino.




Grazie!!!!
Toccante lettura.
Sono di una generazione che guardava al futuro con curiosità e aspettative meravigliose. Sì. Nuvole all’orizzonte, ma lontane.
Oggi i giovani le hanno sulla testa, quelle nuvole, e non sorridono. Forse piangono, ma dentro. E la loro dignità, e orgoglio (legittimo), non fa trasparire nulla. Tempi duri oggi per i giovani. Mi dispiace!
Grazie ancora per la bella lettura, cara signora Wittig.
Attendo impaziente la prossima sua osservazione sulla vita e le cose che ci circondano, la sua analisi puntigliosa ed intelligente