Durante la giornata di giovedì la polizia di Stato ha arrestato Andrea Arrigoni, noto ai più sotto lo pseudonimo di Shiva. Le accuse a suo carico sono di duplice tentato omicidio e porto abusivo di armi.
Nello specifico l’accusa sostiene che Shiva avrebbe sparato a due ragazzi, che inizialmente lo avevano aggredito. La sera in cui si verificò lo scontro, entrarono subito in azione gli agenti della squadra mobile di Milano, che in un primo momento, riuscirono a trovare uno solo dei due feriti.
Il ragazzo in questione aveva rifiutato categoricamente l’aiuto dei soccorsi, molto probabilmente perché, una volta terminato il ricovero, avrebbe dovuto raccontare i fatti accaduti.
Poco dopo era stato ritrovato anche il secondo ragazzo, che costretto a recarsi all’ospedale per la ferita d’arma da fuoco, aveva raccontato di essere stato aggredito da cinque sconosciuti.
A fare maggiore chiarezza è stata senz’altro l’attività d’indagine della Sezione Reati contro la Persona della Squadra Mobile di Milano. Grazie all’acquisizione dei filmati e alle dichiarazioni corrispondenti di alcuni testimoni , sono state delineate le caratteristiche principali del confronto tra i tre ragazzi.
L’episodio è da ricondurre ai noti contrasti tra i giovani gravitanti nel mondo rap e trap milanese. Difatti il duplice tentato omicidio si era verificato al culmine del tentativo di aggressione che i due giovani feriti avrebbero messo in atto nei confronti di Shiva e dei suoi amici.
Inoltre sono state eseguite perquisizioni, con la collaborazione delle Squadre Mobili di Brescia e Monza Brianza, nei confronti di altri giovani coinvolti nell’episodio, alcuni di quali indagati, e nella casa discografica di Shiva.
Da quanto emerge dall’ordinanza firmata dal gip di Milano Stefania Donadeo il movente che si cela dietro la duplice gambizzazione è la rivalità tra gruppi antagonisti.
Nello specifico, all’interno dell’ordinanza è stata sottolineata la disputa tra Andrea Arrigoni e un gruppo di rapper milanesi noti come SevenZoo, che gravitano in zona San Siro.
A mostrare l’arrivo di Shiva, alcuni suoi amici e la gang rivale sono state, oltre le telecamere di video sorveglianza, le riprese effettuate da uno dei ragazzi con il telefonino.
Si tratta di un particolare da ricordare, in quanto come afferma l’ordinanza: “Questa circostanza dimostra che i due gruppi rivali per ragioni connesse all’attività musicale da loro praticata, come ammesso dallo stesso Luca Arrigoni (fratello di Shiva, ndr), volevano condividere sui social network l’aggressione in corso”. Si tratta di un passaggio importante, in quanto ci permette di comprendere quanto sia rilevante la correlazione tra la musica prodotta dai cantanti e la loro vita reale.
Difatti, come è noto a molti, i testi dei rapper contengono spesso riferimenti alla mala vita, alla criminalità e alla violenza nelle sue forme più disparate. È lo stesso Shiva in uno dei suoi brani più celebri a cantare: “Sai che se avrò colpi sparerò”. Da qui si apre una questione importante, che fa capo alla libertà d’espressione, pilastro fondante del contesto musicale.
Quando l’oggetto musicale si manifesta perfettamente contrario ai principi della società e contemporaneamente corrisponde a realtà, cosa è giusto fare?
Si tratta di una questione, che a seguito dei drammatici fatti di Milano, si porrà sicuramente al centro del dibattito mediatico.



