Il mondo di oggi come Hanging Rock

lunedì, 6 Novembre 2023
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‘Ama l’arte; fra tutte le menzogne è ancora quella che mente di meno’, ci suggerisce, molto appropriatamente, Gustave Flaubert.

Australia. Giorno di San Valentino del 1900. Un gruppo di incantate – e incantevoli – adolescenti, tutte studentesse dell’aristocratico collegio Appleyard, fece una gita. Le accompagnavano due professoresse. Meta: l’enigmatico gruppo roccioso dell’Hanging Rock. Abitato da spiriti, sussurravano gli antichi nativi. E gli giravano al largo. Non così le delicate fanciulle vittoriane. Quattro di loro, le più ardite e curiose, ottennero il permesso di fare una breve esplorazione del massiccio, che del resto ha altezza modesta. Quattro non fecero ritorno. Non lo fece nemmeno l’insegnante di matematica, cui era venuto il ghiribizzo di seguirle. Giorni e notti d’angosciose ricerche: nulla. Sembravano evaporate. Dopo una settimana se ne ritrovò solo una. Intatta e in stato di choc. Quando si riebbe, non ricordava nulla.

È il plot d’un film di Peter Weir, allusivo e ispiratissimo: ‘Picnic a Hanging Rock’. Liberamente tratto da un libro di Joan Lindsay, australiana come lui.. Uscito nel ’75, fu subito accolto come un raffinato capolavoro. Attualmente risorge su Prime. A differenza delle bianche collegiali, svanite come sogni, severi e gentili. ‘A oggi, la loro scomparsa rimane un mistero’, recita la didascalia conclusiva.

Tranquilli, signori, ci rassicurò subito la critica: la storia è completamente inventata. Arte, insomma. Non vita reale.

Novembre 2023. Mondo attuale, ‘vita reale’: i confini tra arte, fakes e verità paiono anch’essi evaporati.

Spettatori impotenti e sbigottiti di tre diverse devastazioni – Covid, Ucraina, e ora Israele-Hamas – rischiamo seriamente il collasso cerebro-emozionale. L’attacco di Hamas è risultato letale anche per noi, a 4000 chilometri di distanza. Diversamente letale. I nostri corpi sono intatti. Così le nostre case, i nostri figli. Sono le nostre anime a riportare lesioni. Una sorta di nausea, di paralisi morale. Che cosa dobbiamo sentire? Per chi lo dobbiamo sentire? E perché lo dobbiamo sentire? Le cose devastanti avvengono sotto i nostri occhi, ma lontanissime dalla nostra carne. Il cuore, che sta in mezzo, ma che comunque è di carne, ondeggia irrisoluto. La mente, un tempo Signora, azzerata dall’uragano d’informazioni – tutte terrificanti – si autoconfina in funzioni di routine. Lavoro, spesa al supermercato, pagare multe tasse e bollette, cose così.

Nel disorientamento globale le televisioni prosperano. Si sono accaparrate la realtà. Gli eventi grandiosi, il sangue, le bombe, l’inferno, l’odio, le maledizioni, il martirio dei bambini sono tutti lì. Sui nostri schermi sempre più esili e chic, Plasma o LCD che siano. Nel marasma vanno a nozze anche i maitres e le maitresses del pret-à-penser, che esondano da ogni canale dei già iperobesi monitor. Ognuno con la sua borsa di Pronte Opinioni, che non vedono l’ora di travasare nei beccucci di noi telespettatori implumi. Tra i tanti che ci illustrano il conflitto, qualcuno che sa, è pacato, pensa e distingue ovviamente c’è. Ma risulta in pratica irrintracciabile, come in quei test visivi che vanno alla grande, riesci a scovare il prezioso colibrì che si occulta tra cento becere cornacchie? No, grazie, troppo tempo, rinuncio. Del resto quei preziosi colibrì che davvero sanno, magari la voce non la alzano. E in televisione, si sa, l’isterico escandescente corredato di filo di bava alla bocca, è sempre quello che taglia il traguardo. Prima della Tv, Adolf Hitler, col solo supporto di birrerie, piazze, Radio e cinegiornali in bianco e nero, ne seppe più di tutti.

Ma c’è una cosa capace di zittire anche gli opinionisti più incontinenti: il reportage filmato. O anche una semplice foto. L’impatto nucleare dell’immagine li sbaraglia tutti. Ecco quindi scatenarsi la caccia senza quartiere a video e foto della guerra tra Israele e Gaza. È qui che la competizione tra realtà e fake si fa rovente. I bambini – a loro insaputa – sono i più gettonati, in questa caccia svergognata allo strazio più straziante. E più calamitante in termini di visualizzazioni, di pathos planetario.

“Un ragazzino piange per le sue sorelle a Gaza”, recita il post di commento a un video, che nelle ultime settimane ha spopolato su X (l’ex twitter). In effetti si vede un bambino che si dispera, la faccia sporca di polvere, in mano il panino che stava mangiando quando un attacco aereo gli ha polverizzato la casa e disperso chissà dove le due sorelle. Di una in seguito sarà accertata la morte. Solo che questo fatto – si saprà poi – è successo a centinaia di chilometri di distanza, e in altro conflitto. In Siria, ad Aleppo, circa dieci anni fa.

Altro video che lacera i cuori: un ragazzino, le vesti a brandelli, trema nell’oscurità aggrappato a un albero. Titolo “Un altro bambino traumatizzato a Gaza”. In realtà fu filmato in Tazichistan, subito dopo una recente alluvione.
‘Bambini palestinesi uccisi dall’esercito israeliano’, dichiara una foto che mostra un mucchio di corpicini avvolti in fasce bianche. Ma sono bimbi siriani, e la foto è del 2013.

Circa la ‘spietatezza di Hamas’: un video raccapricciante, dove si vede una ragazza picchiata selvaggiamente da una folla, che poi le dà fuoco. Peccato, per Israele, che il fatto sia invece successo in Guatemala, nel 2015, e che la giovane sia stata aggredita dalla folla inferocita perché ritenuta complice nell’omicidio di un tassista.

La lista è interminabile, ma la campionatura sembra sufficiente.

“Questa non è la prima volta che le mie foto e i miei video vengono utilizzati al di fuori del loro contesto originale – dice il fotografo/reporter Hosam Ka-tan, che ha filmato il ragazzino siriano in lacrime per le sorelle – Forse alcune persone stanno cercando di provocare maggiore empatia per Gaza, ma queste foto e video falsi otterranno un effetto opposto, minando la credibilità della storia principale”. Ineccepibile. La tragica verità, però, è che i bambini di Ga-za il martirio lo subiscono davvero. Ma a causa di questi oscuri giochi di bus-solotti, alle loro spalle e sulla loro pelle, il rischio è che la compassione, l’empatia e l’attenzione dei media nei loro confronti subiscano un precipitoso tracollo.

E noi? Davvero questa guerra è la nostra?

‘Abbiamo bisogno del sangue di donne, bambini, anziani, per risvegliare dentro di noi lo spirito rivoluzionario, per risvegliare lo spirito della sfida, per spingerci avanti!’ proclama con inflessibile convinzione il leader di Hamas, Ismail Haniyeh.
E Israele risponde per bocca di Netanyahu ‘Siamo passati all’offensiva, ogni membro di Hamas è un uomo morto. Hamas è l’ISIS e sarà schiacciato ed eliminato come il mondo ha eliminato l’Isis’.

Davvero questo cozzo primordiale di due ciechi assolutismi, ognuno invocante la totale estinzione della specie avversaria, davvero questo truce delirio ci riguarda? Noi della vecchia Europa, che se appena ci voltiamo verso il secolo scorso – quello dei nostri padri, dei nostri nonni e bisnonni, tanto per dirla chiara – c’imbattiamo in un cimitero di proporzioni disumane? Prima guerra mondiale: 14 milioni di morti, 60 milioni nella seconda, 20 milioni del dopoguerra, 6 milioni di ebrei sterminati nei campi del Reich, 20 o 30 milioni di ‘dissidenti’ (bastava un starnuto fuoriposto) assassinati da Stalin nelle sue Grandi Purghe. Lasciateceli digerire.

Ma avete avuto settantanni, per farlo! Siete intossicati di Pace, non volete schiodarvi dalla vostra zona di comfort…

E se si trattasse di un vagito di saggezza? Se invece di scannare, macellare, odiare il nemico e piangere l’amico, si facessero strada in noi altre impellenze? Come quella che spinse le coraggiose, bianche fanciulle di Hanging Rock a oltrepassare, mute e unite, il varco del non ritorno…c’era genuina, inestinguibile sete di conoscenza, in loro, quel pomeriggio incantato in cui le lancette di tutti gli orologi si erano di colpo bloccate. C’era anima, integrità, incanto. E fu questo a farle naufragare nell’immenso.

Ma è un film! E nemmeno tratto da una storia vera!!

Vera come le fake news che poco prima abbiamo prese in esame?

Quelle sono un incidente di percorso! Ma la guerra a Gaza è vera, com’è vera quella in Ucraina, com’è terribilmente vero che siamo sull’orlo della terza guerra mondiale…perché rifiuta di agitarsi??

Perché non sono un Vodka-Martini. Il mio agitarmi non porterebbe alcun contributo, nel caso infausto dell’Apocalissi conclusiva della nostra alquanto agitata (questa sì!) vicenda terrena. E già che ci sentiamo prossimi all’estinzione, mi conceda una domanda. Poiché l’unico accadimento incontrovertibilmente certo della nostra vita è la morte, come mai noi mortali abbiamo speso così tanto dei nostri cervelli e del nostro danaro per zampettare goffamente, come papere ubriache, sul polveroso suolo lunare? Mentre dall’età della pietra a oggi non abbiamo investito né banconote né neuroni per esplorare l’unico mondo davvero indispensabile al nostro equilibrio, la nostra dignità, la nostra vera evoluzione?

E sarebbe?

L’ALDILÀ, caro. Quattro adolescenti vittoriane, sognanti e con vesti leggere, si avventurarono nella formidabile impresa.

Perché non seguirle?

Lei sogna!

C’è caso. Ma lei fa di peggio. Si aggira in un incubo. Da circa diecimila anni.

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