I difetti di Sinner: sarà mai numero 1?

lunedì, 20 Novembre 2023
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Una scalata maestosa e perfetta ha portato Jannik Sinner ad un passo dal titolo delle Nitto ATP Finals, il torneo di tennis dove solo i migliori al mondo arrivano e combattono per il titolo di campione. Eppure, nella finale contro Djokovic, il tennista altoatesino non ha dimostrato la cattiveria, concentrazione e freddezza che gli aveva permesso di annichilire tutti gli sfidanti fino a ieri. La domanda sorge quindi spontanea: cosa manca a Sinner per essere numero 1 al mondo?

Nel torneo di Torino, Jannik ha dimostrato di non essere lontano da un tennis quasi perfetto, ricevendo complimenti da tutti gli avversari incontrati e battuti, comprese “teste calde” come Rune e Medvedev. Proprio nella semifinale contro il russo numero 3 al mondo, Sinner ha fatto capire di essere capace ad accendersi quando necessario, rispondendo ad una serie di errori che gli erano costati il secondo set con una freddezza e automaticità che contraddistingue i più grandi campioni di tennis. Sfortunatamente, questa perfezione sfiorata contro Medvedev non è stata ripetuta nel match contro il campione serbo, che è stato però ingiocabile. Djokovic, nella partita di ieri, sembrava un robot. Costante, martellante a servizio e capace di resistere agli attacchi iniziali dell’italiano, sfruttando la sofferenza di Sinner negli scambi più lunghi.

E’ proprio questo il più grande difetto di Jannik: negli scambi più lunghi sembra perdere qualcosa, fisica o mentale che sia, che spesso porta ad errori. Ovviamente qui si parla di difetti minimi, che contano solamente quando giochi contro una macchina perfetta come Nole, eppure Sinner deve abbracciare e capire questi suoi difetti, lavorandoci sempre di più fino ad eliminarli completamente. Il talento di Djokovic negli anni non è stato infatti solo quello in campo, ma soprattutto la “mamba mentality” che lo ha portato a volere sempre di più: più allenamenti, più fatica, più perfezione, più titoli.

Ancora, Sinner sembra a tratti troppo freddo, non cambia espressione, non si arrabbia, non sfrutta il calore del pubblico che lo spinge nel secondo set, l’unico in cui Nole sembrava lasciare qualcosa in più all’altoatesino. La competitività è quella che rende Djokovic ingiocabile, che per tempo ha reso Nadal imbattibile e che porterà Alcaraz a dominare il circuito ATP per i prossimi anni.

Non si può che concludere dicendo grazie a Sinner: grazie per aver riportato il tennis italiano sul tetto del mondo, grazie per aver fatto provare a tutti, appassionati e non, le emozioni che si provavano con Panatta, Tomba, Pantani, Rossi e tutti gli altri sportivi italiani che hanno unito l’Italia nella loro grandezza. Ora il futuro è tuo: Ad Maiora.

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