A seguito dell’interventismo del Qatar, si è giunti ad un accordo tra Israele e Hamas. L’intesa prevede una tregua di quattro giorni prorogabili e un successivo rilascio di ostaggi.
Nello specifico si tratterebbe della liberazione di donne e bambini attualmente detenuti nella striscia di Gaza in cambio di un numero cospicuo di soggetti fragili detenuti nelle carceri israeliane.
L’annuncio ufficiale dell’accordo è arrivato da Doha, la quale ha esplicato alcuni dettagli dell’intesa. Una prima fase dell’accordo riguarderebbe la liberazione di 50 ostaggi israeliani contro 150 palestinesi detenuti in Israele.
In questo senso, affinché il deal vada a buon fine, Il rapporto di un ostaggio per tre prigionieri dovrà sempre essere rispettato. Se così fosse, l’auspicio della comunità internazionale sarebbe quello di configurare dei veri e propri corridoi umanitari, strutturati nel quadro di un’estensione della tregua.
Difatti la seconda fase, se portata a termine, potrebbe portare alla liberazione di altri 50 ostaggi detenuti israeliani e altri 150 palestinesi. In questa seconda fase è previsto anche un piano di recupero in termini di forniture e sussidi umanitari alla popolazione di Gaza, stremata, da più di un mese, dai bombardamenti.
Il Qatar ha spiegato che lo stop belllico “ permetterà l’ingresso di un numero maggiore di convogli umanitari e aiuti, compreso il carburante destinato ai bisogni umanitari”.
Nelle ultime ore è stato specificato che si tratterà di 300 camion di aiuti e carburante al giorno. Stando alle dichiarazioni dell’ambasciatore israeliano in Russia, la tregua avrà inizio il 24 Novembre, con il trasferimento degli ostaggi che avrà luogo attraverso il valico di Rafah.
L’ottimismo generale è stato prontamente stroncato da Daniel Hagari, portavoce del dell’Idf: “Saranno giorni complessi-ha affermato Hagari- nulla è definitivo fino a quando non accadrà davvero. E anche durante il processo” di rilascio degli ostaggi “potrebbero esserci cambiamenti in qualsiasi momento”.
Hagari inoltre ha sottolineato che Hamas “tenterà di usare il terrore psicologico” contro il pubblico israeliano. Questo perché, stando alle dichiarazioni del portavoce Hamas “è un nemico spietato. Ci attendono giorni difficili, gioia mista alla tristezza”. In questo senso le famiglie degli ostaggi sono state informate su chi sarebbe stato rilasciato “con le necessarie riserve”.
“Hamas cercherà di usare i giorni dell’accordo e la pausa nei combattimenti per diffondere paura, disinformazione e terrore psicologico”, avverte Hagari. L’accordo, ha aggiunto, non è “la fine del processo, ma l’inizio”. Dopodiché, ha sottolineato il portavoce dell’Idf, “continueremo con i combattimenti.
La restituzione degli ostaggi è a tappe e la campagna militare è a tappe”. Ai più la visione del portavoce è apparsa al quanto pessimistica e in contrasto con quel sentimento di speranza che al momento nutre le aspettative della comunità internazionale.
Tuttavia, è bene ricordare, che ad oggi, Hamas non ha ancora ratificato l’accordo raggiunto con il Qatar, eludendo così la garanzia che tutte le parti rispettino l’accordo.
Difatti è lo stesso quotidiano Haaretz ad affermare che non ci sarà alcuna tregua dei combattenti nella striscia di Gaza fino a quando non ci sarà una messa a punto completa dell’accordo con Hamas.



