Non fosse per Roma, che in alcuni settori alza molto la media, il Lazio sarebbe una delle regioni italiani dove si vive peggio. A dirlo è l’ultima edizione dell’ormai classica indagine del Sole 24 ore, che ormai da 34 anni stila una classifica annuale delle province italiane dove si vive meglio.
L’elenco è l’ennesima – se mai ce ne fosse bisogno – dimostrazione che il nostro è un Paese spezzato in due, dove il Nord vanta standard di vita di un paese del Nord Europa e il Sud si situa da qualche parte tra la Bulgaria e la Turchia.
La novità di questa edizione è determinata da un generale peggioramento delle condizioni di vita nel centro Italia, in particolare nel Lazio, le cui province si situano tutte nella parte bassa della classifica: Rieti è alla posizione 73, Viterbo alla 75, Frosinone all’80 e Latina addirittura all’87esima posizione. Un risultato disastroso, un po’ risollevato a livello regionale dalla capitale, che pur essendo disastrata da un ventennio di malagestione porta a casa un dignitoso 35posto posto grazie a un ottimo posizionamento nelle categorie Affari e Lavoro e Demografia e società.
Latina ottiene addirittura la maglia nera, ultimissima posizione tra tutte le 107 province italiane, per quanto riguarda l’accesso a ingressi e spettacoli. Stessa posizione per Rieti quando c’è da calcolare il tasso di digitalizzazione della pubblica amministrazione, e per Frosinone nel calcolo del tasso di motorizzazione della cittadinanza.
Tutte le province laziali – Roma compresa – sono nella metà inferiore della classifica nell’indice di lettura – mentre uno dei pochi settori dove si fa meglio della media nazionale è quello del numero di ristoranti per abitante. Non esattamente un dato esalante. Impressiona poi che un territorio ricco di storia come quello reatino si fermi alla terzultima posizione a livello nazionale per patrimonio museale.
La tenuta di Roma è comunque relativa: la capitale perde quattro posizioni rispetto allo scorso anno. ancora nel 2021 si era classificata a un onorevole 13esimo posto, mentre vent’anni fa era addirittura nella top ten. Va detto che le classifiche del Sole hanno fatto storcere il naso a più di un esperto, dimostrando di essere molto ballerine. Napoli è scivolata nel giro di cinque anni dall’81esimo al 105esimo posto, ed è francamente difficile riuscire a capire in cosa la città sia tanto peggiorata rispetto al 2018. Al contrario Milano era alla 12esima posizione nel 2020, è balzata alla 2 l’anno successivo per riscendere alla 8 nel 2022.
Di sicuro un sistema che prende 90 indicatori diversissimi tra loro (come il numero di bar per mille abitanti e il tasso di natalità) “pesandoli” allo stesso modo, non è forse il sistema migliore per valutare la qualità della vita in un territorio, ma è certo che i risultati rispecchiano abbastanza fedelmente quanto di positivo e negativo si dice di certe zone del Paese.
La tendenza al declino della regione più centrale del Paese non è un bel segnale, tanto più se ad affossarla non è la vituperata capitale, dei cui guai si dice in abbondanza ogni giorno, ma le più discrete province che la circondano e che complessivamente contano la metà degli abitanti del Lazio. Un compito a casa in più per questo governo: il Sud, abbandonato, rischia di espandersi rendendo anche il centro una zona depressa del Paese. Come sognavano certi leghisti vecchia scuola.



