Dopo tre anni di chiusura a causa del Covid e per lavori di restauro, ha riaperto, il 12 Dicembre, il Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti a Firenze.
Il museo venne inaugurato col nome di Galleria del Costume l’8 ottobre 1983 da Kirsten Aschengreen Piacenti, figura cardine nella formazione dell’attuale complesso museale di Palazzo Pitti.
L’idea di istituire una galleria dedicata ai costumi storici, la prima in Italia, era maturata alla fine degli anni Settanta, nell’ambito della risistemazione del Museo degli Argenti, di cui, per l’appunto, Piacenti era direttrice.
Ad oggi le novità sono molteplici, prima fra tutte è da sottolineare l’apertura di dodici nuove sale, che tornano ad essere visitabili dopo più quarant’anni. Inoltre, entro la stagione primaverile, è prevista l’apertura di altre dodici sale, all’interno del quale saranno esposti i più suggestivi costumi della nobiltà e aristocrazia dal Cinquecento all’Ottocento, insieme ad una sala interamente dedicata ai gioielli.
La nuova collezione attualmente esposta a Palazzina Meridiana prende il nome di “La collezione permanente: il Novecento”. È costituita da oltre 50 abiti e accessori esposti dal vivo.
Tra essi vi sono il teatrale ‘mantello-kimono’ creato da Mariano Fortuny per Eleonora Duse, la tunica ‘flapper’ anni Venti di Chanel, lo splendore delle paillettes della mise indossata da Franca Florio e gli abiti da sera sgargianti di Elsa Schiaparelli, fino al lusso regale delle creazioni di Emilio Schubert, il sarto delle dive negli anni Cinquanta.
E ancora, le stravaganze geometriche del vestito di Patty Pravo ideato nei primi Ottanta da Gianni Versace, la sensualità essenziale della guaina nera firmata Jean Paul Gaultier e resa celebre da Madonna, l’allure da sogno della collezione di Gianfranco Ferré per Dior negli anni Novanta.
A conferire un contributo non indifferente per la riapertura del Museo della Moda e del costume è stato Eike Schmidt, il direttore degli Uffizzi. “I lavori negli ambienti delicatissimi di Palazzo Pitti”, sottolinea il direttore “hanno tempi di gestazione naturalmente lunghi anche per le ricerche che precedono ogni intervento, ma i risultati sono sempre stupefacenti, come quelli che ammiriamo oggi nel Museo della Moda e del Costume.
Le creazioni degli stilisti appaiono così non solo come testimonianza del gusto di un’epoca che ha visto straordinari cambiamenti, o come attestazioni del genio degli stilisti, ma anche come oggetti d’arte in sé”. Infine, il direttore Schmidt lancia anche un appello a influencer e creator: “Volevo ricordare l’ importanza dei donatori per la formazione della inestimabile collezione del museo della moda e del Costume di Palazzo Pitti”, ha affermato il direttore.
“L’appello che ora lancio è di continuare con le donazioni per gli anni a venire; è un appello rivolto a tutti, ma specialmente a stilisti, attori, cantanti, come in passato ma ora aggiungiamo anche influencer e creators: donate, per rendere sempre più bello questo museo unico nel nostro paese”.



