Mar Rosso e dintorni: toh, quanto è fragile l’Occidente…

martedì, 16 Gennaio 2024
2 minuti di lettura

Mar Rosso e dintorni, lo sgomento più grande per la crisi scoppiata in questi giorni nasce da un paradosso storico e geopolitico: basta una banda di islamisti fanatici (fino a ieri sconosciuti), gli Houthi, per far precipitare il trasporto commerciale mondiale alla fase precedente l’inaugurazione del canale di Suez, nel 1869.

Possibile mai? Purtroppo, sì, è amaramente possibile. Con il blocco di quella via d’acqua, la navi mercantili provenienti (dai) e dirette (ai) Paesi asiatici  sono costrette a fare il periplo del continente africano per giungere nei porti europei, proprio come avveniva, appunto, prima di quella storica inaugurazione, solennizzata da Giuseppe Verdi  con l’ ”Aida” e con la sua celebre marcia trionfale.

Ma qui, dopo 155 anni, di trionfale non c’è più nulla, anche perché la crisi non sarà breve, dal momento che non sarà facile per i pur tecnologicamente avanzatissimi mezzi militari di cui dispongono gli angloamericani (satelliti, droni, missili di alta precisione, cacciabombardieri dotati degli strumenti più sofisticati) stanare i ribelli yemeniti foraggiati da Teheran. Che poi tanto “ribelli” neanche sono, visto che parliamo di un esercito di 130mila effettivi, armati fino ai denti dal regime degli ayatollah. In ogni caso, i cargo merci ci metteranno un bel po’ prima di riattraversare il Mar Rosso e giungere fino a Suez: finché l’area non sarà messa in sicurezza (e chissà quanto ci vorrà a disattivare ogni postazione missilistica degli Houthi), finché insomma la navigazione non tornerà sicura al 100 per 100, nessuna nave si azzarderà a riattraversare lo stretto di Bab el-Mandev, vale a dire il punto più insidioso del Mar Rosso.

Tutta questa enorme complicazione marittima sta già portando alla triplicazione dei costi di trasporto merci tra i porti asiatici e quelli europei. E presto ce ne accorgeremo in termini di aumento generalizzato dei prezzi.

Ecco dunque che l’Europa e l’Occidente si scoprono quanto mai fragili, fragilissimi, praticamente indifesi.  La crisi del Mar Rosso sta facendo crollare le ultime certezze con cui la nostra società si è cullata negli ultimi anni. Innanzi tutto la certezza che il combinato disposto tra tecnologia informatica e mercato globale avesse reso il mondo “piatto”, come scriveva all’inizio del millennio il bardo della globalizzazione Thomas Friedman, cioè più prospero, sicuro, uniforme, un mondo dove la “materialità” andasse in secondo piano rispetto alla “virtualità” e dove gli spazi geografici, terrestri e marittimi, fossero annullati dalla globalità. Ora questi miliziani Houthi, che sembrano arrivare direttamente dal Medio Evo, hanno distrutto la favola della globalizzazione imposta per legge storica. Tutto in realtà è precario, insicuro, esposto all’influenza del venticello di instabilità che spira anche nel luogo più remoto del globo terracqueo.

L’altra favola che si dissolve nel Mal Rosso è quella di un Occidente sostenuto da un potente pensiero strategico. La verità è che la vita della nostra società dipende dal caso, senza strategia, senza potenza e probabilmente senza nemmeno un pensiero.

Questa ristrettezza di orizzonti mentali s’è rivelata in pieno nell’era della presidenza Biden. In tre anni abbiamo visto accadere di tutto e di più: dalla ignominiosa fuga dell’Occidente da Kabul alla guerra in Ucraina e all’esplosione più virulenta che mai della questione palestinese. E ora, appunto, scopriamo che anche le rotte commerciali mondiali sono insicure. Tutti guai che si potevano evitare per tempo. E che invece siamo costretti ad affrontare per il solipsismo americano (gli Usa sono talmente concentrati su se stessi da perdere i contatti con la realtà del mondo) e per il minimalismo europeo (mentre i governi dell’Ue sono impegnati nelle loro piccole beghe economiche, varie aree della Terra stanno esplodendo).

Di questa fragilità (spirituale, cognitiva, ideologica dell’Occidente) si sono accorti gli altri. Ed è per questo che assestano colpi sempre più micidiali.

 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.