Alvaro Martini: l’azienda di moda commissariata per sfruttamento lavorativo

domenica, 21 Gennaio 2024
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La Alviero Martini S.p.a  non sta passando uno dei suoi momenti migliori. Questo perché la sezione autonoma misure di prevenzione del Tribunale di Milano ha disposto l’amministrazione giudiziaria, in un’inchiesta dei carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro e del pm Paolo Storari, per l’azienda dell’alta moda specializzata in borse ed accessori, «ritenuta incapace di prevenire e arginare fenomeni di sfruttamento lavorativo nell’ambito del ciclo produttivo».

Sarebbero stati massimizzati i profitti usando «opifici cinesi» e «facendo ricorso a manovalanza ‘in nero’ e clandestina».

Sul campo sono intervenuti  militari guidati dal colonnello Loris Baldassarre, i quali hanno accertato che la casa di moda avrebbe affidato, mediante contratto di appalto con divieto di sub-appalto senza preventiva autorizzazione, l’intera produzione a società terze, con completa esternalizzazione dei processi produttivi.

Le aziende appaltatrici disponevano solo nominalmente di adeguata capacità produttiva e riuscivano a competere sul mercato solo esternalizzando tramite  opifici cinesi, che a loro volta abbattevano i costi “grazie all’impiego di manodopera irregolare e clandestina in condizioni di sfruttamento”.

Nello specifico, all’interno degli stabilimenti di produzione effettiva e non autorizzata è stato riscontrato che la lavorazione avveniva in condizione di sfruttamento che si sarebbero tradotte in pagamento sotto soglia, orario di lavoro non conforme, ambienti di lavoro insalubri e gravi violazioni in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro (omessa sorveglianza sanitaria, omessa formazione e informazione) nonche’ ospitando la manodopera in dormitori realizzati abusivamente ed in condizioni igienico sanitarie sotto minimo etico.

Sono stati deferiti in stato di libertà a vario titolo per caporalato e altro dieci titolari di aziende di diritto o di fatto di origine cinese più di 30 persone non in regola con la permanenza e il soggiorno sul territorio nazionale.

Infine sono state preposte ammende pari a oltre 153mila euro e sanzioni amministrative pari a 150mila euro e per sei aziende è stata disposta la sospensione dell’attività per gravi violazioni in materia di sicurezza e per utilizzo di lavoro nero.

La vicenda è stata inevitabilmente oggetto di speculazioni, che hanno portato a riflettere su tutto ciò che si nasconde dietro la produzione dei brand di lusso.

Si verifica, anche se non per tutti i brand una vera e propria catena di sfruttamento, che si regge sul meccanismo degli opifici cinesi, che a loro volta reclutano manodopera cingalese o del Bangladesh. Il tutto sarebbe finalizzato all’abbattimento dei costi e alla massimizzazione dei profitti.

L’Alviero Martini s.p.a ha dichiarato all’interno di una nota di essere:” a disposizione delle autorità preposte, al fine di garantire e implementare da parte di tutti i suoi fornitori, il rispetto delle norme in materia di tutela del lavoro”. Nella parte finale della pubblicazione si legge che:” Tutti i rapporti di fornitura della società sono disciplinati da un preciso codice etico a tutela del lavoro e dei lavoratori al cui rispetto ogni fornitore è vincolato”.

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