Mentre la Svezia si prepara ad ospitare la prossima edizione di Eurovision, il festival musicale europeo che si terrà a Malmö dal 7 all’11 maggio 2024, una campagna di boicottaggio contro Israele sta facendo tremare la consueta partecipazione dello Stato medio orientale alla competizione.
Israele ha debuttato nell’Eurovision nel 1973, quattro volte vincitore, oggi si trova (informalmente) accusato di violazione dei diritti umani dei palestinesi e crimini di guerra nella striscia di Gaza, da una compagine di artisti, attivisti ed influencer. Ancora una volta, nel mondo occidentale, popolo e politica sembrano trovarsi su due fronti opposti.
La richiesta di escludere Israele dall’Eurovision è partita dall’Islanda, dove alcuni artisti hanno minacciato di ritirarsi dal festival nel caso in cui l’European Broadcasting Union (Ebu), organizzatore dell’evento, non dovesse ritirare l’invito allo Stato ebraico. La protesta si è poi diffusa in altri Paesi nordici, come la Finlandia e la Norvegia, dove migliaia di persone hanno firmato petizioni e manifestato davanti alle sedi delle tv nazionali per chiedere il boicottaggio. Anche in Irlanda, un deputato del partito laburista, ha sollevato la questione in Parlamento, chiedendo al governo di appoggiare la campagna anti-Israele.
Sui social network, la voce più attiva è quella di una giovane attivista statunitense, Beatrice Quinn, che ha lanciato l’hashtag #Euroquision per raccogliere le adesioni di artisti e cittadini di tutta Europa. Tra i sostenitori della sua iniziativa ci sono anche alcuni cantanti che hanno partecipato o parteciperanno al Festival, in primis la francese La Zarra e il finlandese Jesse Markin. Le dichiarazioni di Quinn non lasciano spazio di interpretazione. Come molti altri nel panorama internazionale, la giovane influencer sostiene che Israele sia uno “Stato apartheid”, che ha ucciso 8mila innocenti in un mese e che non meriti di avere un palcoscenico pubblico per ripulire la sua immagine.
L’Ebu, per ora, non ha intenzione di cedere alle pressioni e ha confermato la partecipazione di Israele all’Eurovision 2024 insieme ad altri 36 Paesi. Il motto del festival, «Uniti dalla musica», appare però sempre più lontano dalla realtà. Poche volte come nel caso del conflitto israelo-palestinese, si sono sentite narrazioni così differenti tra i palazzi e le piazze. Che piaccia o no, tuttavia, il Festival dell’Eurovision è da sempre un palcoscenico popolare, e in quanto tale ci racconta la sua versione dei fatti.



