Bergoglio shock: gli sono bastate 47 parole e quattro righe tipografiche per compiere una piccola “rivoluzione” all’interno dell’etica cattolica. In un colpo solo, ha legittimato sia la vecchia lotta di classe marxista sia le coppie omosessuali.
Non ci credete? Ecco le sue parole, giudicate voi: «I peccati più gravi sono quelli che si travestono con un’apparenza più angelica. Nessuno si scandalizza se do la benedizione a un imprenditore che magari sfrutta la gente: e questo è un peccato gravissimo. Mentre si scandalizza se la do a un omosessuale…. Questa è ipocrisia! Ci dobbiamo rispettare tutti, tutti!».
Primo punto: in che senso diciamo che Bergoglio legittima la lotta di classe? Nel senso che tende ad associare l’attività imprenditoriale all’idea di “sfruttamento” degli operai. È proprio qui, in questa parola, “sfruttamento”, che è infatti condensato il concetto cardine della concezione marxista dei rapporti tra capitale e lavoro. Questo “sfruttamento” avverrebbe attraverso l’appropriazione, da parte del capitalista, del “plusvalore” prodotto dai suoi dipendenti. Su tale idea hanno fatto la loro fortuna sia il sindacalismo d’ispirazione comunista sia la propaganda rivoluzionaria di estrema sinistra. Il padrone “sfrutta” gli operai. E gli operai devono rispondere con la lotta di classe, fino al trionfo della rivoluzione socialista.
Va osservato, ad onor del vero, che l’impatto, diciamo “ideologico”, della proposizione bergogliana è attenuato dall’interiezione “magari”, che indica un’eventualità. Ma il fatto stesso di usare il verbo “sfruttare” è sintomo di una mentalità e di una visione dell’economia e della produzione che sono vicine a quelle della vecchia sinistra. Bergoglio poteva utilizzare altri termini, come “imprenditore disonesto” oppure “imprenditore inquinatore”, “cinico”, “approfittatore” e via stigmatizzando. Ma, se ha evocato lo “sfruttamento”, vuol dire che probabilmente agiscono in lui, in un qualche modo, le concezioni che furono della teologia della liberazione di Leonardo Boff e compagni, un tipo di teologia diffusa nei decenni passati in America latina, terra di provenienza di Papa Francesco.
Nulla di sconvolgente, però si rimane un tantino sconcertati. Dalla “Rerum Novarum” a oggi, sapevamo che la dottrina sociale della Chiesa auspica la collaborazione tra capitale e lavoro. E ciò in vista sia della promozione umana dei lavoratori sia del superamento di ogni forma di odio di classe. Forse ci siamo persi qualcosa accaduta nel frattempo…
Più complessa la questione riguardo alla benedizione degli omosessuali. Nella realtà, non capita certo che un sacerdote chieda l’orientamento sessuale di un fedele prima di impartirgli la benedizione. Il problema si pone con la recente dichiarazione “Fiducia supplicans” che permette la benedizione delle coppie gay, documento che ha provocato perplessità nei settori tradizionalisti della Chiesa. Proprio a queste polemiche si riferisce Bergoglio. Nell’intervista, qualche passo dopo, così dichiara: «… Ma io non benedico un “matrimonio omosessuale”, benedico due persone che si vogliono bene e gli chiedo anche di pregare per me». Non sarà la benedizione di un “matrimonio omosessuale”, ma un simile gesto assomiglia a una forma di riconoscimento da parte della Chiesa delle unioni gay, quasi fosse una sorta di “pendant” ecclesiale alle unioni civili approvate qualche anno fa dal Parlamento italiano.
In ogni caso è sintomatico che, per ribadire la sua posizione, Bergoglio abbia sentito il bisogno di contrapporre il modello della benedizione impartita all’ «imprenditore che magari sfrutta» a quella dell’omosessuale. La prima è una figura da accogliere con riluttanza nella Chiesa, la seconda invece è una tipologia a cui dare il benvenuto con il sorriso. E se il sacerdote si trovasse di fronte un “imprenditore sfruttatore” di orientamento sessuale gay?
Scherzi a parte, fa riflettere il fatto che Papa Francesco evochi insieme due miti di sinistra: quello, vetusto, della lotta di classe e quello, attuale, della solidarietà con il mondo Lgbt. Un vecchio comunista approdato sulle sponde liberal del Pd non potrebbe che applaudire. Entusiasta.



