Fedez e la depressione: operazione tenerezza?

mercoledì, 28 Febbraio 2024
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Nel pieno di quella che sembrerebbe una delle fasi più complicate della sua vita e della sua carriera, Fedez ha partecipato ad un incontro sulla salute mentale organizzato dall’associazione Acmos, raccontando la sua esperienza con la malattia e il suo rapporto con la fama, il denaro e i figli. Ora che tutto sembra crollare in mille pezzi, il rapper si mette a nudo.

TORINO – “Io ho sempre raccontato la mia vita, non so se può aver dato fastidio a qualcuno. Ho sempre raccontato il bello e il cattivo tempo e non credo che l’esegesi di quello che racconto attraverso i social sia che la fama, il successo e i soldi siano splendidi. Anzi credo di essere testimone del fatto che denaro e fama, soprattutto denaro, risolvono un problema, ma non tutti. So che sembra retorico, ma è cosi'”. Così Fedez ha iniziato il suo intervento al Circolo dei lettori di Torino, dove ha risposto alle domande degli studenti, a detta sua, i più esposti ai tentacoli della depressione.

Federico Lucia, in veste di “persona come tutte le altre”, ha parlato con sincerità della sua battaglia contro la depressione, una malattia vera e propria, che lo ha colpito in modo grave. “Mi è venuto da esternare la mia esperienza con la malattia non immediatamente – ha spiegato – palesare al pubblico soprattutto quando si è una figura esposta pubblicamente, anche solo di prendere psicofarmaci, è ancora visto come uno stigma, io stesso credo di essere vittima dello stigma, perchè quando nell’ambiente televisivo e discografico gira voce che un artista o conduttore fa uso di psicofarmaci si tende a vederlo come una cosa respingente”.

Fedez ha raccontato di aver avuto due emorragie interne e un principio ischemico allo stomaco, che lo hanno fatto rischiare la vita. “Ho perso metà del sangue che avevo in corpo e mentre ero nel letto dell’ospedale mi sono detto ‘che cosa me ne frega’”. Il rapper ha ammesso di aver avuto paura della morte, ma soprattutto di lasciare i suoi figli senza un ricordo di lui. “La cosa che mi metteva più ansia ma mi dava anche la spinta di mantenere un minimo di dignità e compostezza era che i miei figli non si sarebbero più ricordati di me se io fossi morto. Mia figlia ha festeggiato il compleanno mentre mi hanno operato. Erano troppo piccoli per potersi ricordare di me. Questo mi faceva più paura della morte, era il motore per dire ‘Federico non morire adesso'”.

Fedez ha sottolineato l’importanza del dialogo riguardo la salute mentale, soprattutto tra i giovani, esposti a dati davvero preoccupanti, come il fatto che nella generazione Z la prima causa di morte sia il suicidio e che i medicinali più prescritti siano antidepressivi e ansiolitici. “Non sono qui per parlare in quanto esperto di psichiatrica o psicologia – ha proseguito – ma credo che confrontarsi e palesare le proprie esperienze possa essere utile per gli altri. E’ importante parlarne, più se ne parla meglio”.

Fedez ha anche confessato di essere cambiato dopo la depressione, una malattia che ha definito “farmaco resistente, talmente acuta che è resistente ai farmaci”. “E’ ovvio che ti cambia, è difficile riuscire a capire che c’è sempre luce in fondo al tunnel e non può piovere per sempre. Ma nel momento in cui sei li’ è molto difficile comprendere che tutto passa. Motivo per il quale non è una cosa che puoi affrontare da solo. Non credete a chi vi fa discorsi motivazionali e vi dice che la depressione non esiste ed è condizione mentale o dice di lavorare su se stessi. Non è cosi’, quando hai la depressione hai bisogno di aiuto. Probabilmente se il dottore te lo dice hai anche bisogno di farmaci. Il consiglio che vi do se doveste prendere farmaci è di non abbandonate la terapia, errore che ho fatto io e poi ero una macchina allo sbando”.

Conclude il suo intervento con un messaggio di speranza e di incoraggiamento ai ragazzi presenti, invitandoli a non vergognarsi di chiedere aiuto e a non sentirsi soli. “Il momento più difficile è quando il pensiero di morire ti dà più sollievo rispetto a quello di svegliarti il giorno dopo. Per uscirne serve tantissimo lavoro, farsi aiutare e chiedere aiuto. Dopo sette anni di terapia ho capito che siamo i traumi che ti danno i genitori in maniera inconsapevole. Fare i genitori è la cosa più complicata. Ti lasceranno dei traumi, tu lascerai dei traumi come genitore. Ma non è una colpa, è una responsabilità. E si può sempre migliorare”.

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