Btp Valore, perché conviene agli italiani ma un po’ meno all’Italia

giovedì, 29 Febbraio 2024
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Emissione a sei anni, un tasso minimo garantito del 3,25% per i primi tre e del 4% dal quarto in poi. Sono questi i numeri, decisamente appetitosi, del nuovo Btp Valore, il titolo di Stato emesso dal ministero dell’Economia e delle Finanza e disponibile fino a venerdì.

Si tratta di una tipologia di titolo di stato dedicato esclusivamente alla clientela retail (in altre, parole, ai piccoli risparmiatori), e può essere acquistato presso la propria filiale di banca, alle Poste, o addirittura tramite home banking, senza muoversi da casa. I rendimenti vengono accreditati sul conto ogni tre mesi, e se si tiene il titolo fino alla naturale scadenza dei sei anni si riceve un extra premio finale.

La risposta degli italiani è stata finora eccezionale: il Mef ha ricevuto ordini per 1,3 miliardi di euro solo nelle prime due ore dal collocamento. A due giorni dalla chiusura dell’offerta si è già sfondato il muro degli 11 miliardi, superando il record della sottoscrizione del giugno scorso che si era fermata a 10,6 miliardi.

Il motivo di questo entusiasmo è da ricercarsi prima di tutto nella scarsa rendita dei depositi bancari e nel perdurare dell’inflazione, che ha convinto pure i più refrattari a ogni forma di investimento – quelli che di solito non si avventurano a investire i loro soldi in investimenti azionari e obbligazionari – a togliere dal conto anche le poche migliaia di euro che hanno messo da parte. Non c’è dubbio che il caro vecchio Btp sia considerato uno strumento sicuro, e con questa ultima emissione anche conveniente.

D’altra parte il governo ha un assoluto bisogno che l’iniziativa abbia successo: la spesa pubblica continua a essere incontenibile e la crescita del Pil non riesce a tenerle testa, un vero problema ora che Bruxelles con il nuovo Patto di stabilità potrebbe costringere l’esecutivo a ridurre ulteriormente le spese. Ecco perché i “prestiti” da parte dei cittadini tornano decisamente utili.

Pur di garantirsi il boom di sottoscrizioni il Mef è arrivato a diffondere uno slogan un po’ spericolato: “In crociera grazie alle cedole del Btp valore”. Dichiarazione non falsa ma certo un po’ tirata per i capelli, perché per avere poco più di mille euro d’interessi in un anno (tra l’altro non certo una cifra sufficiente per salire sull’agognata nave) occorre versarne circa 40mila; non certo una somma disponibile a tutti.

Certo è bene che una fetta ampia del debito pubblico sia in mano agli italiani stessi, perché la sua proprietà “sovrana” ci metterebbe in parte al riparo da variazioni violente dello spread. Il problema è che questi titoli, dai rendimenti tanto vantaggiosi, fanno gola anche agli stranieri che infatti continuano a comprare allegramente il nostro debito. Diciamo quindi che questa situazione fa comodo ai piccoli investitori, è vantaggiosa per il governo, ma presenta qualche rischio per l’Italia nel suo complesso.

Eh sì, perché più investiamo in titoli di Stato meno acquistiamo azioni e obbligazioni societarie, rendendo in tal modo le iniziative private sempre più difficili da finanziarie e gli imprenditori dipendenti dai prestiti delle banche. Considerando che i Btp sono soggetti a un’aliquota fiscale agevolata al 12,5%, mentre le obbligazioni private pagano il 26%, la scelta diventa per molti quasi obbligata. Ma un paese dove le aziende hanno scarso accesso ai capitali è un paese dove si investe poco, con ovvie ripercussioni sulla crescita e quindi sulla sostenibilità del debito. Il classico dilemma del cane che si morde la coda. Speriamo che in via XX settembre si stia lavorando per risolvere il dilemma.

1 Comment Lascia un commento

  1. Ottimo articolo sui BTP. La forbice che si allarga tra debito e pil non fa ben sperare. Vi sono dei dati curiosi in economia come ad esempio il dato positivo sull’occupazione che non è aderente alla produzione industriale che è in costante calo e con il pil , in stagnazione. L’impressione che siamo infilati in un imbuto è sempre una sensazione più concreta. Come può un governo governare se il primo pensiero del ministro dell’economia è vendere più o meno bene il debito?

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