Abruzzo, cosa farà Marsilio per far ripartire la bella addormentata abruzzese

martedì, 12 Marzo 2024
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E ora che Marsilio ha superato lo scoglio più facile – sconfiggere l’armata brancaleone che aveva messo insieme di tutto, dal quasi forzista Calenda al camaleConte leader grillino – resta la parte difficile; far ripartire l’Abruzzo.
Una regione che in questi anni ha resistito alla crisi meglio di altre, ma non riesce a fare sistema con i territori circostanti e sconta una storica mancanza di infrastrutture ferroviarie.
Partiamo dai numeri: a voler considerare l’Abruzzo una regione meridionale, questa sarebbe la più ricca di tutte, con un pil pro-capite 27mila euro, un’economia in leggera crescita, un numero di occupati in lieve aumento (+3,5% rispetto all’anno precedente) e un tasso di disoccupazione bassissimo rispetto alle regioni del Sud: 8,2% contro il 15,3% del Mezzogiorno.
Non è un caso se proprio in questi giorni sia stato lanciato un forte movimento referendario che ha l’obiettivo di riunificare il Molise all’Abruzzo, dal quale si era staccato nel 1963 per ragioni più che altro elettorali. Campobasso avrebbe molti vantaggi se tornasse all’ovile: si libererebbe dei costi dell’apparato regionale – che in un territorio così piccolo sono onerosi – e potrebbe contare su servizi pubblici molto migliori di quelli offerti in Molise.
Se il progetto, in questo momento allo stadio di raccolta firme per ottenere un referendum, andasse in porto, Marsilio potrebbe rafforzare l’attrattiva turistica dell’Abruzzo aggiungendo la parte di costa adriatica, breve ma molto suggestiva, della provincia di Isernia, che conta alcune località dal potenziale turistico enorme come Termoli.
Di sicuro il riconfermato governatore ha però impegni più urgenti cui dedicarsi, a partire dal potenziamento della linea ferroviaria Roma-Pescara, fatta sparire dai piani del Pnrr e fortunosamente recuperata con fondi extra a pochi giorni dal voto. Il presidente della Regione ha detto che la prima cosa che farà ora sarà dedicarsi a quel fondamentale cantiere, che dovrebbe finalmente mettere in collegamento il porto di Pescara con la Capitale in un paio d’ore invece delle quattro attuali. Un’alta velocità tra Tirreno e Adriatico permetterebbe poi all’industria abruzzese di rafforzare il suo export, che negli ultimi anni ha subito un forte calo proprio a causa del calo registrato nel settore dei trasporti. Una boccata d’ossigeno soprattutto per il comparto farmaceutico, vera eccellenza regionale che avrebbe tutto da guadagnare da migliori collegamenti con il Lazio, altro territorio italiano dove il settore è molto forte.
Il momento storico è fondamentale per una regione come l’Abruzzo, che ha infrastrutture migliori di quelle del Meridione ma una potenzialità di crescita molto più alta delle regioni del Nord e dove, complice un costo non altissimo della forza lavoro, sarebbe possibile approfittare della tendenza europea al reshoring (il processo attraverso il quale un’azienda sposta la produzione che erano stati precedentemente delocalizzati all’estero) a causa delle aumentate tensioni geopolitiche e all’aumento del costo dei trasporti delle merci causato dal difficile passaggio delle navi per il Mar Rosso infestato dai pirati Houti.
Uno scenario internazionale che sembra tanto lontano dalla vita quotidiana degli abruzzesi e che invece potrebbe dare vita a un rinascimento industriale nella regione. Un compito importante per Marsilio, al quale gli elettori hanno dato di nuovo fiducia aspettandosi di vederla presto ripagata.

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