Dopo il tentativo fallito degli Houthi di colpire il cacciatorpediniere della Marina Militare italiana “Caio Duilio” lo scorso 4 marzo, arriva nel corso della giornata di martedì 12 marzo, la notizia dell’abbattimento di altri due droni inviati dal gruppo terroristico yemenita.
Già la settimana scorsa, infatti, un drone era stato celermente intercettato ed abbattuto dalla Nave italiana grazie a “7-8 colpi di cannone 76 (mm)”, come aveva riferito lo stesso Ministro degli Esteri Antonio Tajani nel corso di un intervento a Stasera Italia, sottolineando come tale reazione fosse stata giustificata dall’aperta violazione del diritto alla libera navigazione da parte degli Houthi.
L’episodio era avvenuto nello Stretto di Bab al-Mandab, luogo particolarmente caldo per i continui attacchi subiti dalle navi in transito, ma i sistemi di difesa del Cacciatorpediniere Lanciamissili avevano permesso di distruggere il veicolo giunto a circa 6000 metri di distanza.
Qualcosa di analogo è avvenuto questo martedì, con l’abbattimento di due droni sollevatisi in volo con lo scopo di colpire la Nave italiana.
La Caio Duilio rappresenta tuttavia una delle navi militari più all’avanguardia della Marina Militare italiana: con un equipaggio di circa 195 marinai e la dotazione di sistemi di difesa quali un Lanciatore verticale per 48 missili, 3 cannoni navali di tipo “super rapido”, 2 cannoni navali Oto-Melara Oerlikon KBA 25mm/80 , un moderno sistema di guerra elettronica EWS comprendente 2 lanciatori AMS Oto-Melara SCLAR-H DLS in funzione antimissile, il sistema di contromisura antisiluro euroslat SLAT ed il sistema di 2 lanciasiluri Eurotorp B515/3 per MU-90.
Grazie a queste dotazioni e al rapido intervento dell’equipaggio i due droni sono stati abbattuti prima di poter costituire una minaccia per la nave e il suo equipaggio.
Per Emanuele Rossi, giornalista di Formiche, gli eventi che hanno riguardato l’Operazione Aspides e la nave italiana Caio Duilio in questi ultimi dieci giorni sembrano confermare l’idea secondo la quale “il tempo delle missioni di peacekeeping condotte senza sparare un colpo è finito, perché siamo in una fase storica di profondi – quanto rapidi – cambiamenti dell’ordine internazionale”.
È bene ricordare che l’Italia, insieme agli altri paesi dell’Unione Europea che hanno deciso di aderire all’Operazione militare nel Mar Rosso, svolgono una funzione “puramente difensiva” e di tutela nei confronti delle navi in transito verso i porti europei. Considerando che il 40% del traffico mercantile italiano passa per quella regione, la difesa delle suddette navi appare una priorità per il nostro Paese.



