L’unica buona notizia è che tutti i partiti italiani, una volta tanto, hanno votato per gli interessi dell’Italia. Dicendo no o almeno astenendosi di fronte a un rinnovato Patto di stabilità che dietro lo specchietto per le allodole della rivoluzione green cela un ritorno ai tempi dell’austerità che tanti danni ha prodotto in questi anni nel nostro Paese.
Il risultato dei negoziati seguiti alla proposta avanzata dalla Commissione, che prevedeva una riforma davvero innovativa e in grado di sostenere le necessità di tutti i Paesi, è stato a dir poco deludente. Ha prodotto una semplice riverniciatura del vecchio Patto di stabilità, che rispetto ai parametri di allora si limita ad allungare un po’ i tempi di rientro nei limiti di bilancio e dà qualche teorica autonomia agli stati membri nel decidere come ripianare i propri debiti.
Non c’è quindi niente di sorprendente nel fatto che la maggioranza abbia deciso di astenersi. Anzi, la Lega avrebbe voluto votare contro come ha fatto il M5S, ma ha deciso di evitarlo per non far apparire il suo voto come una sfiducia di fatto all’operato del ministro dell’Economia – e numero due del Carroccio – Giancarlo Giorgetti. Il quale aveva comunque detto chiaramente di non sentirsi soddisfatto del risultato finale, spiegando che «noi avremmo votato la proposta della Commissione. Peccato che la larga maggioranza dei Paesi non l’avrebbe votata. E com’è noto, in queste sedi bisogna ragionare per compromessi». Un compromesso non accettato neanche da Fratelli d’Italia, nonostante il gruppo di cui fa parte all’Europarlamento, quello dei Conservatori e riformisti europei, abbia deciso di votare in massa per le nuove regole di bilancio, compresi gli “amici” di Vox e i polacchi del PiS, a ennesima dimostrazione che le famiglie partitiche europee sono poco più di club elettorali che non condividono nulla in termini di visione sul futuro del continente.
Le cose sono andate allo stesso modo tra i Popolari Europei, dove Forza Italia è stato l’unica forza a non votare a favore. Situazione identica tra i socialisti, che hanno approvato il Patto tranne il Pd, il quale tanto per cambiare era diviso al suo interno (la parte “sinistra” del partito avrebbe voluto votare No, i moderati avrebbero preferito rassegnarsi al Sì) e alla fine ha deciso di astenersi per non dover decidere. Alla fine gli unici voti italiani a favore del Patto sono venuti dalla parlamentare di Forza Italia Lara Comi, da quello della SvP Herbert Dorfmann e da Marco Zullo di Renew Europe. Il partito centrista è riuscito nel capolavoro di votare contemporaneamente a favore, contro e di astenersi, perché l’altro deputato Fabio Massimo Castaldo ha votato Sì mentre il compagno di partito Nicola Danti si è astenuto.
L’unità dei partiti italiani si è notata a Bruxelles con un certo fastidio, perché l’inattesa coalizione tra destra e sinistra italiana rende sempre evidente che il nuovo Patto va contro gli interessi dell’Italia e quasi solo dell’Italia, in quanto paese con il più grande debito pubblico e proprio in questi ultimi anni in grado di ripartire dopo una ventennale stagnazione grazie – guarda un po’ – alla sospensione delle norme del vecchio Patto decisa per sostenere l’impatto del Covid.
Proprio per questo motivo non c’è grande speranza di aspettarsi novità in seguito alle ormai prossime elezioni europee, perché le norme del Patto vanno bene a tutti; popolari, socialisti, conservatori ed euroscettici. Se Giorgia vorrà combattere questa ennesima coalizione europea anti italiana sarà con la Schlein e persino Conte che dovrà allearsi, non con i suoi infedeli compagni di partito europei.



