Vuoi vedere che anche l’Iran adesso si affida ai tecnici? Viene da domandarselo leggendo il curriculum di Mohammad Mokhber, l’uomo che sostituirà Ebrahim Raisi nel ruolo di presidente del paese dei pasdaran.
Mokhber, 68 anni, è infatti noto prima di tutto per le sue competenze economiche. Suo era il delicatissimo ruolo – di quelli per i quali è facile perdere la testa, in tutti i sensi – di gestore delle finanze del leader supremo Ayatollah Ali Khamenei. Un incarico dietro le quinte, permesso dal fatto che in Iran i vicepresidenti tendono a mantenere un profilo basso, come dimostrato dal fatto che fuori dal suo Paese Mokhber fosse fino a ieri praticamente uno sconosciuto.
La sua nomina temporanea sottolinea che in questa fase Khamenei è preoccupato soprattutto di mantenere la stabilità economica, un buon segnale dato il contesto bellicoso nel quale si trova il Medio Oriente da quanto ha avuto inizio il conflitto di Gaza. I leader iraniani non devono inoltre essere rimasti indifferenti ai festeggiamenti che hanno animato molte città del paese alla notizia della morte di Raisi, segnale che è bene non restare indifferenti al malcontento della popolazione.
Mokhber si trova di fronte a due sfide economiche significative. La più delicata è quello della disoccupazione giovanile. Nonostante l’Iran riesca a formare un numero tutt’altro che disprezzabile di giovani qualificati il mercato del lavoro non è in grado di assorbirli, perché il sistema produttivo del Paese è arretrato e mal collegato con i paesi più tecnologicamente avanzati. Molti ragazzi sono costretti ad accettare impieghi umilianti, altri li rifiutano allargando i ranghi dei disoccupati. Altri cercano di fare da sé, inventando prodotti informatici per fornire servizi in autonomia, creando una specie di economia parallela che il regime malsopporta ma non schiaccia per paura di alimentare altre proteste di piazza.
Un altro problema, che causa in parte quello della disoccupazione giovanile, è che l’economia iraniana di fatto in mano ai Pasdaran, che hanno creato un gruppo di potere in grado di controllare tutto il sistema produttivo, rendendolo inefficiente e sclerotico.
Qualcuno dubita che Mokhber sia l’uomo adatto per risolvere questi problemi, in quanto lui stesso è attualmente soggetto a sanzioni da parte degli Stati Uniti e dell’Unione Europea. È inoltre coinvolto con Setad, un fondo di investimento legato direttamente a Khamenei, fatto che certo gli renderà la vita difficile nel cercare di spezzare l’isolamento dell’economia iraniana dai mercati globali. Secondo gli Stati Uniti Setad non è altro che una “rete massiccia di società di facciata che nascondono beni per conto della leadership del governo iraniano.”
D’altra parte Mokhber sembra molto più preoccupato di fare affare con i più acerrimi nemici di Washington, a partire dalla Russia. Nell’ottobre di 2022 ha infatti visitato Mosca – nel pieno quindi del conflitto con l’Ucraina – per discutere di forniture di armi, nello specifico missili di superficie e i droni che tanto hanno messo in difficoltà lo scorso anno le truppe di Kiev.
Nei prossimi giorni vedremo se il rapporto speciale con Putin verrà rafforzato o se, nel nome del realismo pragmatico che quasi sempre contraddistingue chi è abituato a lavorare con le finanze pubbliche, Mokhber tenterà un lavoro di riequilibrio. Sempre dietro le quinte, come è nel suo stile.



