Per riassumere, il presidente iraniano Ebrahim Raisi è morto il 19 maggio in un incidente, mentre era a bordo del suo elicottero. Insieme a lui sono morti anche il ministro degli Esteri iraniano Hossein Amir Abdollahian, il governatore della provincia dell’Azerbaigian orientale, Malek Rahmati, l’imam della preghiera del venerdì a Tabriz, l’ayatollah Mohammad Alì Al-e-Hashem, nonché l’equipaggio dell’elicottero e un ufficiale della sicurezza. Lo Speciale in un articolo del 21 maggio ha formulato l’ipotesi che la morte del presidente Raisi si fosse verificata sulla scia di una serie di attentati ai danni, in ordine temporale, dell’erede al trono saudita Mohammed bin Salman al Saud, del presidente turco Recep Tayyip Erdogan e del premier slovacco Robert Fico.
Ora cominciano ad arrivare dai media le prime conferme. In particolare, il quotidiano turco Hurriyet ha formulato domande che ormai sono nella mente di molte persone. “Se le condizioni meteorologiche erano buone, allora perché questo elicottero si è schiantato? Il pilota dell’elicottero che trasportava Raisi era il comandante dello squadrone Mustavi, quindi doveva essere un pilota esperto. In questo caso, perché l’elicottero al centro, controllato dal pilota più esperto, si è schiantato e gli altri due, che volavano avanti e dietro, no?” Sono questi gli interrogativi che l’editorialista del quotidiano Hurriyet, Abdulkadir Selvi, si è posto. Ha anche ricordato che la cabina di pilotaggio dell’elicottero su cui viaggiava Raisi è stata avvolta dal fuoco. Si è domandato ancora il giornalista: “c’è stato un sabotaggio nell’aria che ha portato la cabina a prendere fuoco e alla fine a far schiantare l’elicottero? Ci sono sempre più domande. La probabilità di un incidente è sostituita da omicidio e sabotaggio”.
Già, ci sono sempre più domande che guarda caso non trovano risposta. E’ vero, non c’è chiarezza circa l’eventuale mandante del sabotaggio. Ma l’ipotesi dell’attentato si rafforza sempre di più.


